

Lino Spadaccini nel suo libro “Pietro Muzii” parla anche di ordinari problemi di convivenza civile. Qui ha sintetizzato per noi alcuni episodi: capre al pascolo nei prati dentro la città, lite durante una festa cittadina, sparo ai piccioni nel palazzo di città, problemi di nettezza urbana.
VASTO NELLA PRIMA META’ DELL’800: I QUOTIDIANI PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO
di Lino Spadaccini
Tra le denunce di pubblici disordini, conservate presso l’archivio storico, ve ne sono alcune curiose che meritano di essere citate. La prima è del 26 giugno del 1842, scritta da Pietro Muzii e indirizzata al Sottintendente: “Stasera il guardiano urbano nell’avere imposto a Chiara Malatesta, che abita vicino la chiesa di S. Antonio, a nettere un picciolo tratto delle mura della città il quale prossimamente all’abitazione della medesima era allordato, è stato pubblicamente insultato da essa Chiara. Non ha costei voluto cedere all’invito del detto funzionario, contro cui ha pronunziato delle parole di resistenza, presenti Luigi de Fano, e Pasquale d’Adamo. Se questa prima volta non si vendica l’ingiuria fatta… la tolleranza sarebbe di molto pregiudizio al servigio della polizia municipale…”. La seconda è del 4 luglio dello stesso anno, e riguarda una denuncia fatta al Sottintendente Malvica dall’economo curato della chiesa di S. Pietro in merito a disordini avvenuti durante la processione nella festività di S. Giovanni Battista. Il sindaco Pietro Muzii, sollecitato dal Sottintendente, rispose con una breve lettera: “Signor Sottintendente di riscontro al Suo autorevole foglio del di 28 cadente mese… pervenutomi jeri la sera, posso assicurarla di praticare tutte le diligenze possibili, onde scoprire gli autori dei disordini avvenuti nella sera del 24 mentre ardea il fuoco innanzi la Chiesa di S. Pietro, solito accendersi in ogni anno nella ricorrenza di S. Gio: Battista. Riuscendo all’intento lorché mi sarà difficile, mi affretto a darlene conoscenza.”
In un’altra lettera del 5 luglio, lo stesso Sottintendente scrisse a Pietro Muzii: “I fratelli Michele e Paolo Naglieri han fatto stazionare finora le capre di loro proprietà nel Largo del Castello, e nelle case dietro Santa Maria. Chiamati questi a rimuovere siffatto sconcio, han dedotto che essendosi permesso a Marco Taddeo di tenerle dietro il Largo detto de’ Barbacani, intendone essi pure godere una simile facilitazione. Se ciò sia vero, io La prego di prenderne conto e riferirmi l’occorrente con le sue osservazioni per le provvidenze di risulta”.
Facciamo un salto di sette anni e passiamo al 16 agosto del 1849, quando Pietro Muzii denunciò davanti al consiglio dei decurioni la pericolosa abitudine che avevano alcuni cittadini di sparare delle fucilate contro la casa comunale dove solevano svolazzare i piccioni selvaggi: “Signori. Sogliono taluni arbitrarsi di sparare delle fucilate ai piccioni selvaggi, che annidano sull’alto tetto della casa comunale e della contigua chiesa del Carmine appartenente al Comune, percedendosi de’ seri guasti. E quei colpi ripetitivi dello sparo specialmente in ore mattutine e serali entro la Città, sogliono eccitare lo sbalordimento de’ Cittadini; siccome lo sparo mal diretto può offendere le persone tanto per la strada pubblica, quanto nelle finestre del detto edifizio che con la sua eleganza e magnificenza fa decoro alla nostra patria. Trovo espediente perciò che si addizioni un articolo di divieto nel regolamento di Polizia Municipale, dandosi così un freno agl’impudenti ed audaci autori di sì ardita pratica, che è in orrore presso i buoni; e ciò tanto relativamente a detto Edifizio Comunale, quanto a qualunque altra Chiesa in questo Comune”. Il decurionato approvò la mozione del sindaco e stabilì un’ammenda di 29 carlini per i trasgressori.
VASTO NELLA PRIMA META’ DELL’800: I QUOTIDIANI PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO
di Lino Spadaccini
Tra le denunce di pubblici disordini, conservate presso l’archivio storico, ve ne sono alcune curiose che meritano di essere citate. La prima è del 26 giugno del 1842, scritta da Pietro Muzii e indirizzata al Sottintendente: “Stasera il guardiano urbano nell’avere imposto a Chiara Malatesta, che abita vicino la chiesa di S. Antonio, a nettere un picciolo tratto delle mura della città il quale prossimamente all’abitazione della medesima era allordato, è stato pubblicamente insultato da essa Chiara. Non ha costei voluto cedere all’invito del detto funzionario, contro cui ha pronunziato delle parole di resistenza, presenti Luigi de Fano, e Pasquale d’Adamo. Se questa prima volta non si vendica l’ingiuria fatta… la tolleranza sarebbe di molto pregiudizio al servigio della polizia municipale…”. La seconda è del 4 luglio dello stesso anno, e riguarda una denuncia fatta al Sottintendente Malvica dall’economo curato della chiesa di S. Pietro in merito a disordini avvenuti durante la processione nella festività di S. Giovanni Battista. Il sindaco Pietro Muzii, sollecitato dal Sottintendente, rispose con una breve lettera: “Signor Sottintendente di riscontro al Suo autorevole foglio del di 28 cadente mese… pervenutomi jeri la sera, posso assicurarla di praticare tutte le diligenze possibili, onde scoprire gli autori dei disordini avvenuti nella sera del 24 mentre ardea il fuoco innanzi la Chiesa di S. Pietro, solito accendersi in ogni anno nella ricorrenza di S. Gio: Battista. Riuscendo all’intento lorché mi sarà difficile, mi affretto a darlene conoscenza.”
In un’altra lettera del 5 luglio, lo stesso Sottintendente scrisse a Pietro Muzii: “I fratelli Michele e Paolo Naglieri han fatto stazionare finora le capre di loro proprietà nel Largo del Castello, e nelle case dietro Santa Maria. Chiamati questi a rimuovere siffatto sconcio, han dedotto che essendosi permesso a Marco Taddeo di tenerle dietro il Largo detto de’ Barbacani, intendone essi pure godere una simile facilitazione. Se ciò sia vero, io La prego di prenderne conto e riferirmi l’occorrente con le sue osservazioni per le provvidenze di risulta”.
Facciamo un salto di sette anni e passiamo al 16 agosto del 1849, quando Pietro Muzii denunciò davanti al consiglio dei decurioni la pericolosa abitudine che avevano alcuni cittadini di sparare delle fucilate contro la casa comunale dove solevano svolazzare i piccioni selvaggi: “Signori. Sogliono taluni arbitrarsi di sparare delle fucilate ai piccioni selvaggi, che annidano sull’alto tetto della casa comunale e della contigua chiesa del Carmine appartenente al Comune, percedendosi de’ seri guasti. E quei colpi ripetitivi dello sparo specialmente in ore mattutine e serali entro la Città, sogliono eccitare lo sbalordimento de’ Cittadini; siccome lo sparo mal diretto può offendere le persone tanto per la strada pubblica, quanto nelle finestre del detto edifizio che con la sua eleganza e magnificenza fa decoro alla nostra patria. Trovo espediente perciò che si addizioni un articolo di divieto nel regolamento di Polizia Municipale, dandosi così un freno agl’impudenti ed audaci autori di sì ardita pratica, che è in orrore presso i buoni; e ciò tanto relativamente a detto Edifizio Comunale, quanto a qualunque altra Chiesa in questo Comune”. Il decurionato approvò la mozione del sindaco e stabilì un’ammenda di 29 carlini per i trasgressori.
Nella foto: a sinistra l'imponente palazzo del Comune al Carmine, dove i cittadini sparavano ai piccioni (da sito Vastocard di Ida Forni)
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