“Vi son dei continui ricorsi per la Guardia Urbana di questo Capo-luogo, come pigra ed indolente ad adempiere gli obblighi che le corrono. Gli urbani si difendono da questi giusti reclami con dire che il Corpo di Guardia è pieno d’insetti e di pozzura..."di Lino Spadaccini
Proseguiamo il nostro viaggio sull’ordine pubblico nella prima metà dell’Ottocento.
Sotto le immediate direttive del Sindaco, il 1° Eletto del Consiglio Comunale era incaricato principalmente della polizia urbana e rurale per il mantenimento dell’ordine pubblico.
Il corpo di guardia era formato da persone volontarie che non percepivano stipendio e, vuoi per questo, vuoi per l’ignoranza della gente che non stava di certo a seguire gli ordini di una guardia “di poco conto”, vuoi per le condizioni in cui erano costretti a lavorare, continue lamentele venivano rivolte al Sottintendente dai cittadini. Le guardie, a loro volta, si difendevano ribadendo che non si poteva continuare a lavorare in una situazione estremamente precaria, in una stanzetta angusta, mal ridotta, puzzolente ed in preda agli insetti. Nel giugno del 1841 il Sottintendente Malvica scrisse una missiva al Sindaco Pietro Muzii per cercare di trovare una soluzione al problema: “Vi son dei continui ricorsi per la Guardia Urbana di questo Capo-luogo, come pigra ed indolente ad adempiere gli obblighi che le corrono. Gli urbani si difendono da questi giusti reclami con dire che il Corpo di Guardia è pieno d’insetti e di pozzura di modo che non possono albergarvi onesti Cittadini, i quali gratuitamente prestano il loro servizio: più che manca di vetrate e di ogni altro comodo si che il dimorare ivi sarebbe lo stesso che acquistare un male sicuro, perché esposto a tutte le intemperie senza nessun riparo…
Ella, Signor Sindaco, colla sua cognita prudenza, e colla sua non comune saggezza, converrà meco che i mali debbonsi prevedere e non aspettare che avvengano per trovarvi riparo. Gli uomini disgraziatamente operano in tal guisa, e pensano per la maggior parte a riparare il male dopo ch’è avvenuto… Ai ricevuti reclami ò scritto al Capo-Urbano per richiamarlo ad una energia, ch’egli forse non à, ma mi à chiuso il labbro dicendo che finché il Corpo di Guardia non si rende abitazione da galantuomini… egli non ha dritto a farsi dimorare in un fetido luogo a rischio di ammalarsi…”.
Lo stesso Francesco Ciccarone nelle sue memorie ricorda “La nettezza pubblica lasciava molto a desiderare. Gli spazzaturai, pochi e mal retribuiti, erano reclutati tra gli sciancati e deficienti di mente e disadatti a qualsiasi altra fatica. Le guardie comunali, scelti con gli stessi criteri e compensate nella stessa misura, erano costrette, per vivacchiare, di chiudere gli occhi sulle numerose quotidiane infrazioni non ai regolamenti, che non esistevano, ma alle più elementari norme igieniche, e, passeggiando con i trasgressori tolleravano le scorrerie dei ragazzi e delle bestie per le pubbliche vie, il putridume delle stalle, lo scarico degli avanzi umani nelle cloache”.
Lino Spadaccini
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