martedì 7 aprile 2009

Una toccante poesia di G.F.Pollutri sul Calvario dei terremotati

DEL MIO IMPROVVISO CALVARIO

Quale nuovo inferno si è aperto
in terra stanotte a divorarmi casa
e cuore, a mettermi su una croce
prima che il Venerdi Santo sia stato
con canti e riti processionato?

Come di sasso, doloroso e nudo,
sta lì il cristiano d’Abruzzo, fra macerie
e livido cielo, a chiedersi
con lacrima alcuna
e senza più fiato o suono di voce:
Ecco, è giunto
il tempo che la nostra terra
sia ancora un Gòlgota, di passione
dolorosa, perché una madre, un figlio,
la mia consorte, il padre,
… il mio bambino, Dio!
non abbiano più voce né luce
o di risorgenza terrena
speranza
estrema alcuna. Ecco,
che io cerco con ruspose mani
frenetiche e nude
dei miei cari la vita, e trovo morte
fra polvere e sassi, impotente,
fustigato in cuore, uomo solo,
fratello per il vostro pianto,
stazione unica
del mio improvviso Calvario.

E ancora ti cerco e t’invoco Cristo,
e con te grido al cielo: Elì, Elì, lamma
sabachtanì!
… ma non so se questa
è rinnovata Fede mia o un desolato
urlo, soltanto.

Giuseppe Franco Pollutri,
il 06 d’aprile, dell’anno 2009

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