domenica 21 maggio 2017

Le antichissime origini della chiesa di Pennaluce



di GIUSEPPE CATANIA
 La Festa di Maria Santissima di Pennaluce, che ricade la seconda domenica di maggio, è una fra le più caratteristiche feste vastesi, nel solco delle tradizioni devozionali verso la Madonna.
L'immagine della Vergine è custodita nella chiesetta che sorge sulla spianata di Punta Penna dove la
folla da sempre si reca in pellegrinaggio per rinnovare il fervore di fede alla Madonna miracolosa.
Nel giorno dedicato alla festa la statua della Madonna col Bambino in braccio, cui la gente di mare è particolarmente devota, viene portata in solenne processione lungo la spianata di Punta Penna e, quindi, imbarcata sui pescherecci con il gran pavese inalberato.
Si salpa per un ampio giro sul mare, col seguito di un numeroso corteo di barche piene di popolo festoso. Dopo la benedizione delle acque, la statua viene portata a riva e ricondotta nella chiesa tra ali di folla esultante.
Molti i fedeli che diffondono canti e l'invocazione di "Viva Maria, Maria Evviva!" Nelle pause delle litanie, in un mistico, profondo silenzio, la voce irrompe chiedendo la grazia alla Madonna per la salvezza dei pescatori sul mare. Vengono distribuite al popolo le immaginette-ricordo benedette, mentre si ode il suono della banda musicale, intervenuta per rallegrare la festa della contrada.

Antichissima è la memoria del culto di Maria Santissima di Pennaluce, la cui chiesetta apparteneva alla omonima città che sorgeva sulle rovine della romana Buca, fiorente porto della Frentania nel secolo IX.
Nel 1252 Pennaluce era annoverata fra le Università dell'Abruzzo e diede nome ad un Feudo molto esteso, fornito di porto naturale sicuro, con attivo commercio con i paesi del lontano oriente.
Nel 1304 vi sorgeva anche un convento dedicato a S. Agostino di Pennaluce, che cadde in rovina insieme al castello munito di torri meravigliose, dopo la pestilenza che funestò la popolazione e devastò l'Università, nel 1416.
Sulle rovine di costruzioni risalenti ad epoca anteriore alla civiltà romana, nella metà del 1700 sorse la chiesetta della Madonna di Pennaluce, di cui già nel 1500 si aveva notizia dell'esistenza di una cappelletta intitolata a Santa Maria della Penna.
Il 30 ottobre 1618 vennero eseguiti i lavori di ristrutturazione della transennatura d'ingresso e negli anni 1676-1689 Diego D’Avalos Marchese del Vasto provvide a farla restaurare, dandole una nuova forma.
Papa Innocenzo XI concesse indulgenza plenaria ai fedeli visitatori della chiesa nel giorno di lunedì in Albis, come per le basiliche romane.
Il Marchese D'Avalos la dotò di 2000 ducati di rendita ed il Pontefice poi la costituì come Abbazia padronale di Casa D'Avalos, con obbligo di farvi soggiornare un cappellano per la celebrazione delle messe, oltre a munirla di custodi armati durante l'estate, per difenderla dai pirati.

Con nota del 25.10.1983 (n.15339) la Soprintendenza per i Beni ambientali Achitettonici e Storici per l'Abruzzo dell'Aquila, vincolava la chiesa della Madonna di Punta Penna, ai sensi dell'art. 1 della legge 1.6.1939, a seguito del Decreto del Ministero dei Beni Culturali del 17.1.1983, includendola nei programmi di recupero per il triennio 1983/1986.
Nel periodo, a fianco della chiesetta, nella parte posteriore, sono stati effettuati degli scavi archeologici che hanno evidenziato la presenza di notevoli tratti di fondamenta di edifici, sicuramente appartenenti alla distrutta città di Pennaluce o forse anche della scomparsa città di Buca.
Ma qui doveva sorgere, a parere degli esperti, il più importante Santuario (centro amministrativo e governativo ndr) della regione Frentana, confermato anche dalla presenza di una struttura di un pilastro con paravento affiorato nel corso degli scavi.
Con molta probabilità il Santuario era destinato al culto della dea Angizia,stando a molti riferimenti storici. Infatti,1'esistenza della Città di Pennaluce riconduce alla presenza nella stessa località di Penna de Luco, identificata come area sacra,cioè bosco sacro. 

Difatti,il termine Penna (o Pinna) significa promontorio esteso verso il mare, mentre Luco (dal latino Lucus) significa bosco sacro.
Il toponimo ci porta all'attuale Pennaluce. Il Santuario,situato nel bosco sacro di Penna de Luco, ,quindi,era luogo di culto delle popolazioni italiche che veneravano la dea Angizia,assai diffuso nella regione marsicana dove, appunto,era un tempio a lei dedicato, detto Lucus Angitiae, nei pressi di Luco dei Marsi. La dea Angizia,divinità della primavera,dai latini era associata a Cereria,a colei che era considerata la rigeneratrice della natura,patrona delle messi e della terra feconda.
La labile memoria del tempo non ci offre riferimenti più precisi,ma i ruderi affiorati nella parte posteriore della chiesetta di Pennaluce,inevitabilmente ci conducono ad una convincente conclusione affermativa.
Con il sopravvento della Cristianità anche in questa regione vennero cancellate le tracce della civiltà pagana s abbattuti gli idoli degli dei falsi e bugiardi. Sulle rovine degli antichi templi sorsero le chiese e gli altari dedicati alla religione di Cristo per additare al mondo la nuova Resurrezione.
Oggi a Punta Penna di Vasto si erge la chiesetta di Maria Santissima di Pennaluce,forse sui resti di quel santuario che era nel "bosco sacro" dedicato alla dea rigeneratrice delle messi e della terra feconda.
Una chiesetta da dove la miracolosa immagine della Vergine irradia alle genti una "luce" di grazia e di favori che hanno il potere di rigenerarci interiormente per l'esaltazione della spiritualità dell'uomo in perenne cammino di fede e di speranza.
GIUSEPPE CATANIA

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