lunedì 20 marzo 2017

VASTO E IL VASTESE ESCLUSI DAI FINANZIAMENTI PER L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Riceviamo e pubblichiamo
Il Consigliere comunale e leader de “Il Nuovo Faro”, Ing. Edmondo Laudazi, ha depositato un’interpellanza per chiedere all’Amministrazione comunale di Vasto se intenderà impegnarsi a fare rivedere la decisione assunta dalla Giunta Regionale d’Abruzzo che esclude i Comuni di Vasto, di San Salvo e della vallata del Sangro dall’elenco dei territori delle aree di crisi industriale non complessa ammessi alle agevolazioni per progetti di ricerca, sviluppo ed innovazione tecnologica.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con un decreto del 04 Agosto 2016, fornisce, tra le indicazioni sulla individuazione dei territori ammissibili all’erogazione dei benefici previsti, il limite numerico massimo di popolazione di 604.513 abitanti.

La Giunta Regionale, nel recepimento di tale decreto, ha individuato, con una delibera del 29 Ottobre 2016 su proposta dell’Assessore regionale competente, Dott. Giovanni Lolli, un territorio di 171 comuni abruzzesi, per un totale 604.378 comuni interessati, tra i quali non risultano inseriti i Comuni di Vasto, di San Salvo e della intera vallata del Sangro, sedi della maggior parte della struttura produttiva regionale, ma anche di situazioni di conclamata crisi industriale da fronteggiare.

Il Consigliere comunale Laudazi rileva che “Il Comune di Vasto, in particolare, pur risultando tra i comuni eleggibili per l’inserimento a pieno titolo nei territori ricompresi per l’utilizzo dei benefici per le aree industriali in crisi non complessa, risulta stralciato ed oggetto solo di un risibile riconoscimento di priorità assoluta per futuribili ulteriori fantasiosi investimenti, promessi, ancora una volta, in cambio dello spoglio efferato del territorio che caratterizza l’azione della Giunta Regionale in generale, ed in particolare degli Assessori delegati alle Attività produttive (Lolli), alla Salute (Paolucci) ed all’Agricoltura (Pepe), tutti presenti nella adozione del citato penalizzante atto deliberativo”.

“Tale provvedimento, dannoso, inopportuno, nocivo per l’economia dell’intero basso Abruzzo e del Vastese, blocca ed impedisce l’avvio dei futuri programmi di investimento per il rilancio, per la diversificazione produttiva o/e per il consolidamento della attività delle strutture economiche in crisi e delle imprese del Vastese, confermando - se non modificato – l’ inarrestabile declino sociale ed economico, tratteggiato dalla Giunta Regionale che – evidentemente – si propone di trasformare il nostro territorio in una “riserva” ghettizzata, miserevole e priva di servizi produttivi; inoltre, il Comune di Vasto merita una migliore considerazione da parte della Giunta Regionale a cui va ribadita la assoluta indisponibilità a sopportare la continuazione della attività costante di spoglio e di mortificazione che ne caratterizza la attività degli ultimi anni”.
Ezilde Ferrara

1 commento:

Luisa Molino ha detto...

Quanto verificatosi è il classico "sguardo breve" che i veri statisti hanno da sempre considerato come il nemico del buon governo e mi rattrista constatare che proprio un economista (economia è la facoltà dell' utopia, della lungimiranza che studia e analizza modelli in chiave econometrica, per attuare la crescita, il benessere, il cambiamento inteso in termini di progresso, evoluzione) ed un altro che dovrebbe avere il dono della chiave di lettura dei sistemi relazionali internazionali, e mostrare doti altamente diplomatiche nel mediare, nel concedere e nell'ottenere, non possano che far registrare il nanismo di un' impostazione che guarda a interessi particolari e non generali. Di fatto, snaturando l' obbiettivo preposto dalla politica, molto semplice che è quello di favorire il miglioramento e l' avanzamento tecnologico d'avanguardia, al fine di garantire che venga colmato quel deficit di innovazione di cui, in quest'ultimo decennio, le nostre aree periferiche hanno sofferto, mettendole in clamoroso svantaggio rispetto alle altre città non provinciali, provinciali e persino europee, all' insegna della concezione immobile e pietrificata, a metà tra il conservatorismo ideologico e l'anticapitalismo, arrecante -questa concezione atavica - una decrescita infelice ed il mancato sviluppo. Una cultura sprezzante, che, non mi riesce di accettare, da un economista quale Paolucci, che per sua natura dovrebbe essere il Principe della lungimiranza, e colui che dovrebbe essere un abile navigatore in acque agitate, per la sua matrice formativa in Scienze politiche, quale D' Alfonso. La trasformazione moderna viene ostacolata, rallentata se non impedita, cagionando il declino, la mancata competitività, l' alterazione del mercato, la falsificazione della concorrenza a favore delle similari localizzate in aree polarizzate. Oggi, l' ingegner Laudazi, proprio perché è un ingegnere, in fondo, richiama alle leggi dell' antitrust, allorquando, 100 anni fa e più gli Stati Uniti vararono, nel 1980 con lo Sherman Act, regole, che oggi, al pari dei Trattati di Roma, di cui domani festeggiamo il compleanno, inquadrano pilastri e principi dai quali scaturiscono Direttive Comunitarie che, ispirandosi a quelle regole tutelatrici americane, disciplinano istituti come la concentrazione tra imprese, l' abuso di posizione dominante e il falsare la concorrenza, che per il diritto comunitario sono ostativi: è, vietato creare atti sleali, abusi di posizioni dominanti, falsare ed alterare il mercato nazionale, parte integrante di quello europeo. Economista e politico, la concorrenza, già fortemente penalizzata, verrebbe ulteriormente alterata. La mia cultura, quella dell' ingegner Laudazi E' FAVOREVOLE, DUNQUE MAI CONTRARIA, ALL' INNOVAZIONE MA E' NEMICA DELLL' ALTERAZIONE DI MERCATO E QUI CE NE SONO GLI ESTREMI. CHE COSA DOVREI FARE? REGALARVI UNA VERSIONE ECONOMICA A TESTA, DEL CODICE ESPLICATIVO SIMONE, TRATTATI DELL' UNIONE E DELLA COMUNITA' EUROPEA ESPLICATI ARTICOLO PER ARTICOLO EDIZIONE AGGIORNATA SIMONE? UNA CLASSE DIRIGENTE NON PUO' SFUGGIRE ALLA CONSAPEVOLEZZA DI PRINCIPI E DELLE REGOLE IN CAMPO. DEVE DIMOSTRARE, AL CONTRARIO, DI ESSERE ALL' ALTEZZA DEL COMPITO, PERCHE' DIVERSAMENTE, E' OLTREMODO VERGOGNOSO NON FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE CRITICA. LA NOSTRA CULTURA LIBERALE CI VIETA DI ESSERE CONTRARI ALL' INNOVAZIONE SENSATA. LUISA

Luisa Molino