giovedì 3 novembre 2016

2-3 Novembre 1943: due bombardamenti a Cupello 106 vittime

Un episodio poco noto di quel terribile anno che vide opposti eserciti fronteggiarsi in terra d'Abruzzo 


di GIUSEPPE CATANIA

Agli annotatori degli avvenimenti storici dell'ultimo conflitto mondiale, è sfuggito per anni un episodio che ha fatto parte delle operazioni militari alleate e che ha interessato le popolazioni pacifiche di un piccolo centro del vastese: Cupello.

Il paese, circa 4 mila abitanti oggi, fu sottoposto a due bombardamenti aerei, ai primi di novembre del 1943, che provocarono ben 106 vittime.
Fra tutte le pubblicazioni edite sugli episodi bellici verificatisi nella nostra zona, per lungo tempo nessuna ha fatto cenno a questo avvenimento che, invece merita una notazione particolare, non fosse altro che per ricordare le vittime e rendere onore ai caduti.

Per il Quartier Generale dell'VIII Armata inglese, Cupello rappresentava una base logistica per il traffico militare collegato alla Statale n.16 adriatica. Sin dal mese di settembre 1943, i Tedeschi avevano assunto il controllo della cittadina e molti cupellesi erano stati prelevati per trasportare viveri alle truppe schierate sul fronte Trigno. Angelo Antenucci venne abbattuto da una scarica di mitra per non essersi fermato all'alt di una pattuglia germanica. Numerose abitazioni vennero devastate da carri armati leggeri provenienti dal fronte.

Nel paese stazionò anche una intera divisione corazzata - la XXVI Panzer Divisionen - per contrastare l'offensiva degli inglesi che non si fece attendere e fu preannunciata da ben due bombardamenti aerei.

Il fronte di guerra, dopo l'8 settembre, con l'avanzata della VIII Armata del generale Montgomery, lo sbarco a Salerno della V Armata del generale Klarck, e la mancata difesa di Roma, si stabili sulla linea difensiva tedesca - Gustav - che andava dal Garigliano al Sangro, attorno alla Maiella.

A fine settembre un gruppo di guastatori della Wehrmacht, si installò a Cupello nel palazzo Marchione, mentre il comando decretò la consegna di tutte le armi, disponendo anche l'emissione di un bando per il reclutamento di tutti gli uomini abili al lavoro, pena la rappresaglia contro i familiari. Nel pomeriggio del 2 ottobre numerosi cittadini di Cupello furono caricati su automezzi militari con destinazione Fossacesia. Picconi, badili e pale in mano per scavare trincee. Molti rimasero in mani tedesche fino al 3 dicembre, dopo la liberazione di Lanciano.

Il primo bombardamento avvenne improvvisamente nel pomeriggio del 2 novembre. Stormi di Spitfire, picchiarono su Cupello sottoponendo la popolazione ed il paese a mitragliamento e lancio di bombe dirompenti.

Rilevanti i danni ed i morti falciati per le strade e sepolti dalle macerie delle case colpite. Ma la successiva e massiccia incursione aerea avvenne alle 8,30 del 3 novembre 1943.

Questa volta bombardieri Lancaster a doppia fusoliera si scagliarono su Cupello crivellandolo di bombe, molte delle quali tuttavia caddero in aperta campagna o sugli orti che delimitavano le abitazioni.

Ma il bilancio dei bombardamenti fu pesante: 106 le vittime e numerosi i feriti.

La popolazione fu terrorizzata alla vista dei morti e delle case distrutte e cercò scampo dirigendosi verso San Salvo che si credeva già liberata dagli Inglesi.

Il crepitio delle mitraglie annunziava, intanto, l'arrivo degli inglesi che avvenne, però, il 5 novembre, quando l'VIII Armata fece il suo ingresso anche a Vasto.

Solo allora fu possibile rendersi conto delle gravi ferite che erano state inflitte alla popolazione ed al centro abitato di Cupello.

Da ricordare un eroico episodio di altruismo compiuto da due cittadini di Cupello, Nicola Sanelli e Luigi Di Paolo, i quali, sotto la gragnuola delle bombe, si prodigarono per soccorrere i feriti e liberare i corpi sepolti dalle macerie. Ad entrambi venne concessa la decorazione di una medaglia di bronzo e la lode al valore civile.

Ad anni di distanza la memoria di questo tragico episodio, che tanti lutti e distruzioni arrecò a Cupello, è ancora viva in quanti l'hanno vissuta personalmente e ne sono rimasti superstiti feriti negli affetti più cari dei congiunti scomparsi, vittime della guerra, e sono muti testimoni dell'immagine sciagura che la catastrofe bellica apporta alla pacifiche popolazioni.

Per anni l'episodio non è stato sufficientemente reso noto forse perché la gente «forte e gentile» del nostro Abruzzo, nella sua tradizionale austerità, non ama soffermarsi alle sciagure con manifestazioni di esteriorità, ma sa soffrire in silenzio. Ma è doveroso un pubblico riconoscimento a Cupello ed alla sua popolazione per l'olocausto di sangue offerto nel II conflitto mondiale, quale segno e testimonianza di sacrificio compiuto all'insegna della libertà e quale insegnamento morale per le giovani generazioni future.

Giuseppe Catania

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