giovedì 23 marzo 2017

La chiesa della MADONNA DEI SETTE DOLORI: la demolizione, la ricostruzione, la tela di Lattanzio

Cappella della Madonna dei Sette Dolori.Vincenzo Napoleone 1961 (propr. Giuseppe Catania)
di GIUSEPPE CATANIA  

Fra le tante cappelle che la profonda devozione mariana dei vastesi ha eretto alla Vergine, c’è quella della Madonna dei Sette Colori, situata lungo la strada che porta all'Incoronata. 

Pochissime sono le notizie storiche per collocarne la sua edificazione nel tempo. Si sa che esisteva già nel 1644 - quando si chiamava "Cona di fuori" secondo quanto riferisce lo storico patrio Nicola Alfonso Viti.
Certamente doveva essere una "cappella" rurale contenente la "icona" della Vergine Addolorata di cui si è perduta l’effigie. Infatti, nella originale
cappella era venerata una immagine della Madonna in un piccolo altare, come riferisce Luigi Marchesani (Storia di Vasto) "sugli omeri di un Angelo, distaccato dal muro”. 

Fu verso il 1925 che la cappella venne ingrandita, formandosi una chiesolina di appena un vano per celebrarvi Messa e per consentire ai fedeli di ripararsi dalle intemperie.

Nei decenni scorsi, la Chiesetta fu oggetto di un avvenimento che la stampa definì "scandaloso",


culminando con la demolizione del vecchio edificio di culto, per poi ricostruirlo.
Nel 1975, infatti, un apposito comitato cittadino di quartiere raccolse i fondi necessari per la ricostruzione della chiesa, a causa delle precarie condizioni statiche e delle profonde lesioni che si erano aperte nei muri perimetrali dell'edificio. I lavori di demolizione iniziarono il 31 marzo 1977 a cura dell'impresa Domenico Zambianchi. Venne lasciata intatta la facciata che, secondo lo schema del progetto, doveva essere "incastonata" nel nuovo corpo di fabbrica. Questo era il motivo per cui il sindaco dell'epoca geom.Nicola Notaro aveva rilasciato licenza edilizia.
L'intervento della Soprintendente ai Monumenti e Gallerie dell’Abruzzo, Graziana Barbato, a tutela del monumento sottoposto a vincolo per interesse storico ed artistico, sfociò in una denunzia e conseguente ordinanza di sequestro del cantiere, da parte del Pretore dell'epoca dott. Carmelo Solarino, con pedissequa ordinanza sindacale di sospensione dei lavori.


LA VECCHIA TELA DELLA MADONNA DEI SETTE DOLORI
TRAFUGATA NEL 1981

Il 15 aprile 1977 la vertenza venne concordata a seguito di un incontro con l'arch. Mancini della Soprintendenza, con i rappresentanti del Comitato di Quartiere Ciccarone, del Sindaco di Vasto, con la ricostruzione dell'edificio di culto nello stesso stile e perimetro della preesistente fabbrica, come oggi i fedeli vedono, pur evidenziando la facciata primitiva "incastonata" fra materiali moderni.

La chiesa della Madonna dei Sette Dolori tornò subito in piena attività, ma nel 1981 ladri sacrileghi rubarono la vecchia tela della Vergine che in seguito venne recuperata, ma con danni irreparabili. (I malfattori furono scoperti ed arrestati).

Di fronte a tale fatto l'artista vastese Filandro Lattanzio pensò di realizzare una tela da donare alla chiesa, quale atto di omaggio devozionale e di riparazione all'oltraggio commesso verso la Vergine Santissima.
Nell’estate 1982, nel suo studio di via Adriatica, il pittore lavora sul quadro a soggetto sacro. (Una tematica non insolita, su cui si cimenterà anche dopo con l'Annunciazione  e S. Anna)
Filandro Lattanzio, La Vergine Addolorata, 1982
 La grande tela di Lattanzio per la Chiesetta dei Sette Dolori raffigura la Madonna trafitta da sette spade; afflitta nello sguardo intensamente volto al dramma della passione e morte del Suo Figlio Unigenito, in un paesaggio squarciato dal turbinio degli elementi scossi dall'avvenimento che ha turbato l'umanità, il mondo. Le tonalità cromatiche, fredde, esse stesse attonite; la statuaria Immagine della Vergine Dolorosa è trasfigurata da pennellate intense, quasi che l'Artista abbia voluto attrarre su di Lei tutto il dramma figurativo di una Madre inconsolabile, profondamente scossa e sgomenta dall'inaudita ferocia umana. Un atteggiamento che Filandro Lattanzio ha magistralmente "fermato" sulla tela per invitare l'osservatore alla meditazione al cospetto di così intenso dolore della Madre che è dolore dell'umanità.

Il 18 settembre 1982 la donazione e cerimonia di benedizione dell’opera: suggestivo momento spirituale, in una atmosfera di fede e di speranza fra i numerosi fedeli convenuti nella chiesetta della Madonna dei Sette Dolori di Vasto. Un’opera di squisita fattura artistica, come ha avuto modo di sottolineare l’allora parroco don Eugenio Marciano. Aggiungendo che “la volontà dei fedeli devoti alla Vergine dei Sette Dolori ha voluto che la chiesetta non restasse priva dell'immagine della Madonna, ed il pittore Filandro Lattanzio, in poco tempo ha realizzato un'opera degna del suo nome e della personalità artistica, per espressività del volto della Madre Celeste e per drappeggio delle sue vesti, in una scenografia che testimonia il dramma e la sofferenza della Madre del Cristo Crocifisso”. “Una testimonianza - sottolineò don Eugenio Marciano elogiando l'artista presente alla cerimonia insieme alla consorte Héléne - che rivela il trasporto di fede del popolo vastese particolarmente devoto alla Madonna e che ha costantemente offerto motivo di alto rilievo per il culto mariano, identificando, in tal modo, nel dolore della Vergine, quello dell'umanità, nell'ansia di pervenire alla salvezza".

GIUSEPPE CATANIA

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