Il popolo si esprime con estrema semplicità allorquando manifesta
la propria identità che, peraltro, affonda le radici nella millenaria storia
dell'umanità.
Nel contesto di questa realtà trovano spazio le tradizioni che
vengono ripetute nei cicli fissati e che sono i segni indelebili della civiltà
di un popolo.
Quelle del ciclo natalizio rappresentano le più belle espressioni
legate alla Natività nel culto
della Cristianità, sottolineate da momenti di
intensa e profonda passione, resa ancor più emozionante per gli aspetti suggestivi
che la Notte Santa infonde nell'intimo degli uomini.
Ma sono anche le altre manifestazioni che appartengono ai
riti e ai momenti intimi che la nostra gente ama ripetere insieme agli altri aspetti più evidenti che
caratterizzano il ciclo natalizio: i miti, le leggende, le simbologie che si
accompagnano alla scena della Natività, il Presepio con i suoi personaggi, per
sottolineare la festa della Cristianità.
Gli attimi devozionali che si usa compiere durante il tradizionale
"cenone", perché sono usanze e ricordi della tradizione popolare, il
recupero dei "suoni" e dei
profumi quasi perduti e ritrovati sugli echi melodici delle
"ciaramelle", nell'assaporare taluni tipici e inimitabili dolciumi
confezionati dalle nostre massaie, le "scrippelle", i
"caggionetti", li "taralle aripiene" accompagnati da un buon bicchiere di vino cotto, tra un continuo recitare di
proverbi, a conferma che "le ditte de l'antiche nen falle", per
ribadire quanta saggezza era nei nostri avi, quando accompagnavano, con lirismo
poetico, le strenne di Natale con elegante semplicità.
Ritrovare questo ricco patrimonio di belle e stupende
tradizioni assume un particolare significato: oggi più che mai l'uomo ha
bisogno di rivivere la gioia del Natale perché significa immergersi nella luce
vera del mondo, quella che illumina dal cielo, ogni uomo, e che accomuna tutte le genti.
GIUSEPPE CATANIA

Nessun commento:
Posta un commento