mercoledì 14 febbraio 2018

Storia della Musica (9 di 15): Francesco Marcacci, tra la vecchia scuola e le nuove tendenze

di Lusine Tishinyan

Nona puntata
Francesco Marcacci

Nato a Montorio al Vomano (TE) il 25 maggio 1884 e morto a Roma il 29 giugno 1960. Fu uno dei maggiori musicisti della nostra terra, ma la sua produzione è stata presto dimenticata. La sua musica rivela un’anima sensibile e la sua melodia è schietta anche se non risdegna una
certa ricercatezza armonica.

Francesco Marcacci operò nel primo decennio del 1900 ma avendo avuto una preparazione classica, sentì lo sgomento delle innovazioni del linguaggio musicale che in quel periodo rivoluzionarono la storia della musica. Fu un compositore che non volle lasciare quello che di buono c’era nella vecchia scuola e che non trascurò quello che si poteva prendere dalle nuove correnti.

In questa turbolenza espressiva si colloca la sua produzione che se pur ottimamente costruita non si caratterizza chiaramente. Studiò pianoforte e composizione prima nel paese natale, poi a Roma nell’Istituto Nazionale di Musica diretto da Pietro Mascagni, sotto la giuda del Maestro Riccardo Storti.

Compose varie opere liriche come “La Tragedia Lirica”, “Nedaide” (Roma 1921), “Evangelina” (Filadelfia 1932). Interprete principale Beniamino Gigli “La Figlia di Aros”, “La fossa del Gallo” e uno “Stabat Mater”.

Compose inoltre pezzi per pianoforte ed orchestra.
Per canto e pianoforte compose:
  •       Serenata Maliziosa
  •       Serenata Breve
  •       Torni Ancora?
  •       Primavera
  •       Un Segreto Desio
  1. Ed altri.

Dato che visse durante il periodo del “Verismo Italiano” la sua produzione risente di quell’epoca storica la sua vocalità è dotta, ricercata e profonda. Lasciando ai posteri dei documenti storici di alto livello.


Lusine Tishinyan

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