giovedì 18 gennaio 2018

S. ANTONIO Abate, S. SEBASTIANO, S. BIAGIO E LA DEVOZIONE DEL POPOLO DI VASTO

Le tradizioni popolari legate  ai tre Santi, ancora molto sentite. 

di GIUSEPPE CATANIA

Nella tradizione vastese le festività religiose sono sentite dalla popolazione, con devozione particolare. Tra le feste più importanti che ricadono a gennaio ed al principio di febbraio, meritano d'essere rievocate quelle dedicate a S. Antonio Abate, San Sebastiano e San Biagio.
V’è un detto popolare, ormai dimenticato, che è legato ad una credenza riferita anche alla collocazione di questi santi nel calendario meteorologico, che dice: «II barbato (S. Antonio), il frecciato (S. Sebastiano), il Mitrato (S. Biagio), il freddo è andato». Per indicare che ormai l'aria è più calda e l'inverno tende a terminare, anche perché il sole comincia leggermente ad alzarsi sull'orizzonte e le giornate si sono allungate. Nel dialetto nostrano i tre santi sono così distinti: «Lu vàrvute», cioè S. Antonio per via della lunga barba, invocato contro il fuoco (detto di S. Antonio); «lu furzùte», cioè S. Sebastiano, pervia della forza e del coraggio dimostrato nel corso del martirio, invocato contro la polmonite; S. Biagio « lu garehazzute» (da gargarozzo, cioè gola), invocato contro il mal di gola.
La popolarità di S. Antonio è assai diffusa neI mondo e Ia leggenda riferisce che dopo aver superato una delle tantissime tentazioni del demonio, S. Antonio si rivolse a Gesù: «Dove eri tu, buon Gesù? Dove eri Tu? Perché non sei stato sempre vicino ad aiutarmi?». E
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Gesù gli rispose: «Ero qui, ma aspettavo di vedere la tua lotta; ora, giacché hai combattuto fieramente, ti farò ricordare per tutto il mondo». San Sebastiano, secondo la leggenda, fu trafitto da tante frecce da sembrare un riccio. Ma gli artisti lo hanno raffigurato come un «cervo ferito, innocente e mansueto» per esaltare il coraggio. San Biagio, oltre ad essere invocato contro il mal di gola, è anche invocato a protezione dei cardatori per via delle punte di ferro, simili a quelli usati per cardare la lana, con cui i carnefici gli strapparono le carni.

S. Antonio Abate

Pochi santi hanno avuto la popolarità di S. Antonio Abate, alle cui doti taumaturgiche la gente ricorre per invocare la salute e la liberazione di quella afflizione nota come il «fuoco di S.Antonio». Il fuoco, infatti, è legato alla tradizione leggendaria del santo abate. Narra una leggenda antica che, una volta, nel mondo non c'era fuoco e gli uomini avevano freddo. Disperati si recarono nel deserto per invocare l'aiuto del santo. Seguito dal maialino S. Antonio si recò all'inferno ma i diavoli subito lo riconobbero, gli rubarono il porcellino e non lo fecero entrare. Ma l'animale, scorrazzando dappertutto, combinò tanti guai che i diavoli richiamarono il Santo perché se lo riprendesse. L'Abate, con il bastone di ferula, ritornò per riprendersi in maialetto, ma lungo il viaggio di ritorno, fece prendere fuoco al suo bastone e, tornato in superficie, accese una catasta di legna. E fu così che il fuoco riscaldò la terra.

Il fuoco

A ricordo di questa leggenda si accendono dei grandi falò, attorno ai quali si canta e si mangia. Qualcuno, tornando a casa, porta via qualche tizzone ancora ardente o un po' di cenere quale preziosa reliquia. L’usanza di accendere i fuochi nella notte del 17 gennaio si perde nella memoria dei tempi. Anticamente si compiva questo rito, non solo per onorare il Santo, ma anche per invocarne l'aiuto per la salvezza degli animali impiegati nei lavori dei campi e per gli animali da cortile, indispensabili per l'alimentazione dei contadini. La legna raccolta per accendere i falò è quella residua della potatura invernale, mentre è usanza diffusa dalle nostre parti, in questo periodo, procedere alla uccisione del maiale e mangiarne la salsiccia fresca.
È la vigilia del Carnevale.

Lu Sand'Andunie

Le contrade risuonano di canti. Sono i gruppi di suonatori che girano per le strade, guidate da un uomo mascherato con barba bianca lunga e saio da penitente che regge una croce, mentre un altro è vestito di rosso. L'uno fa la parte di S. Antonio, l'altro del diavolo tentatore. Al termine del percorso, intrecciando danze e mottetti composti per celebrare la sagra del Santo, è sempre l'Abate ad avere la vittoria sul suo tradizionale avversario. Lu demonie scurtuquate / ni lassav'a ij 'pritanne / Sand'Andunie dispirate / pi purcille siliscanne: / si li spezz' si li sale / e ci fa bbon Carnivale.
È usanza donare alle allegre compagnie di cantori - che vanno portando le storie di S. Antonio e che narrano le imprese del Santo assediato dalle continue tentazioni del diavolo - prodotti freschi, appena confezionati, dopo l'uccisione del maiale. Invariabilmente la strofa finale (di una delle versioni), con accompagnamento di violino e chitarra, appunto dice: S'aije dette 'sta sturielle / è pi ress'arihalate ficatazze, custatelle, saggicciutte e sangunate: chi mi da lu porche sane /sci bbindatte chili mane. Nghi sta néuve chi vi porte è firnute lu quandaje arrapéteme 'ssa porte ca mi vuije ariscallaije: ca' stu fredde malidatte mi fa'sbatte li hangatte.

La storia del Santo
S. Antonio, santo delle tentazioni, ebbe i natali in Egitto, proprio sulle rive del Nilo e fino a venti anni condusse una vita innocente. Rimasto orfano e sentito prepotente il richiamo evangelico, si rifugiò in errante penitenza fino a ritirarsi in un deserto inospitale, sulle rive del Mar Rosso, per vivere da asceta. Vi restò per più di ottanta anni fino alla morte avvenuta, quando era più che secolare, nel 356. Indicato col nome di Deicolo (innamoato di Dio) fu l'Abate (il padre degli eremiti) e S. Atanasio, grande Patriarca di Ales- sandria, lo defini «fondatore dell'ascetismo.


La festa di S. Antonio si celebrava già a Gerusalemme nel V secolo, mentre la tradizione indica il giorno 17 la data della sua morte che segna la sua «nascita celeste».
Anche a Roma nel XII secolo venne introdotta tale data per la ricorrenza festiva e fu così che S. Antonio, detto il Grande, divenne il santo più popolare nel Medioevo, più ricordato nelle leggende e nel folclore popolare, il santo più dipinto dagli artisti. Il Santo è invocato per scongiurare gli incendi e le ustioni, nonché le malattie che producono bruciori o infiammazioni, come l'erpete Zoster, ovvero più comunemente detto «fuoco di S. Antonio». Molti usano ancora tagliare il pelo di alcuni animali, disegnando una croce, e poi farli benedire portandoli sul sagrato delle chiese, mentre si organizzano delle rappresentazioni sceniche tra comitive di allegre compagnie.

Le sue feste nel mondo
Sono migliaia le feste che si svolgono in onore di S. Antonio Abate. A Novoli (Lecce) si svolge nel pomeriggio del 16 la processione. I fedeli portano grossi ceri ed è per ciò che viene chiamata «intorciata». A Velletri (Roma) si svolge la corsa dell'anello con grande mangiata di «pane casereccio e sarcicce». A Pinerolo (Torino) si fa la benedizione degli animali con distribuzione di torte color zafferano, condite con sale e pepe. A Villavallelonga (Aquila) si distribuiscono «fave cotte» e «panetta» (una specie di focaccia di farina, uova e anice) con mascherate a simboleggiare i diavoli tentatori di S. Antonio. A Farà Filiorum Retri si bruciano le «Farchie», cataste di canne sec che alte fino a 14 metri, con la partecipazione di cantastorie che narrano le imprese del Santo. A Lula (Nuoro) si rinnova l'usanza dei falò. Sulle ceneri viene alzato un palo della cuccagna con appesi in cima prodotti alimentari. Viene offerta «l'aranzata», un dolce che contiene bucce di arance, mandorle e miele. A Cordezza (Novara) si distribuisce il «pane» nero di S. Antonio confezionato con segale. A Napoli i vicoli e le strade sono illuminati dai falò che i napoletani chiamano «cippi», mentre sulle bancarelle si vende il «soffritto» la corata di maiale, fegato, cuore, milza, cotti in salsa di pomodoro. A Tuscania ( Viterbo), tra vino a volontà, si svolge la sagra delle frittelle di cavolfiore cotte in una grande padella sulla piazza centrale. A S. Elpidio a Mare (Ascoli Piceno) l'immagine del Santo, che reca una campanella appesa al braccio, è portata lungo le strade. Quando la campanella suona davanti a una donna da marito, è segno che si sposerà subito, altrimenti dovrà attendere un'altro anno, campanella permettendo. A Sutri (Viterbo) si svolge la «cavalleria» con tanti giochi. Tra gli altri, il concorrente, in groppa ad un somaro, deve spezzare una pignatta di terracotta. A Galluccio (Caserta) si accende il falò. A notte la gente esce per le strade a far baldoria tra botti e luminarie; si balla e si canta.


San Sebastiano

Poche e scarse sono le notizie su questo Santo. Nella Passio Sancti Sebastiani del V secolo, che è quasi un romanzo storico che narra particolari episodi prodigiosi di conversioni, di discorsi in difesa della fede cristiana, si ricordano anche i supplizi cui venne sottoposto. Sebastiano nacque a Milano (mentre altri lo dicono nativo di Narbona) ed entrato nella guardia pretoriana, raggiunse alte cariche, si da essere preferito, per la sua lealtà e fedeltà, dagli Imperatori Diocleziano e Massimiliano, che lo chiamarono come guardia personale. Potè svolgere, infatti, una intensa attività a sostegno dei cristiani, sia nelle carceri che nelle famiglie, mediante assistenza e sepoltura dei martiri. Venne però scoperto e condannato a morte, visto che non volle rinnegare la sua fede cristiana, mediante il supplizio delle frecce. Lo legarono nudo ad un palo e lo colpirono con tanti dardi da farlo apparire come un riccio. Credendolo morto i carnefici lo abbandonarono; ma di notte, i fedeli cristiani ne recuperarono il corpo ancora in vita. Venne così curato e riacquistò la salute. Quando i due imperatori si recarono per compiere il rito pagano sul tempio dedicato a Ercole, Sebastiano li affrontò proclamando apertamente la sua fede in Cri sto. Venne nuovamente catturato e finito con la flagellazione. Il corpo venne gettato in una fogna, ma venne recuperato dalla matrona Lucina, alla quale apparve in sogno il santo per indicarle il luogo dove giaceva, ordinandole di seppellirlo presso la Tomba dei Santi Pietro e Paolo sulla via Appia.

Protettore contro le epidemie
II Santo martire venne eletto, dopo la grave pestilenza del 680 che venne debellata grazie al prodigioso intervento di S. Sebastiano, taumaturgo contro le epidemie; quindi patrono delle corporazioni degli arcieri, degli archibugieri, dei mercanti di ferro, dei tappezzieri (non si sa per quale motivo). Alcuni proverbi dicono: «San Sebastiano con la viola in mano» (per alludere che l'aria comincia a riscaldarsi; oppure: «Per S. Sebastiano un'ora abbiamo» (cioè che la luce aumenta di un'ora); ed ancora: «Per San Sebastiano ali al monte e guarda al piano» (se vedi molto spera poco; se vedi poco spera molto, ovvero: se i campi sono già verdi, il raccolto sarà scarso per il rischio delle gelate).
A Vasto San Sebastiano è stato eletto protettore del Corpo dei Vigili Urbani che ne solennizzano la festa recandosi nella chiesa di S. Pietro (in S. Antonio) ove è una statua del Martire che risale al 1700. Come nel caso di S. Antonio, compagnie di giovani vanno in giro per le case di Vasto a cantare «Lu Sande Sabbastiane».

San Biagio
 
San Biagio, detto «lu garehazzùte» (da gargarozzo, gola), è il protettore dei mali di gola ed è assai venerato dagli abruzzesi al pari di S. Antonio Abate e di San Sebastiano. Grande è la venerazione dei vastesi che ne solennizzano la festa il 3 febbraio, partecipando al rito religioso, durante il quale il Sacerdote, incrociando al collo dei fedeli due candele benedette, invoca la benedizione del Santo con il seguente rituale: «Per le preghiere ed i meriti di S. Biagio, Dio ti liberi dai mali della gola e da ogni altro male». Una tale cerimonia trova anche riferimento nella festa del giorno antecedente, cioè alla «Candelora» (presentazione di Nostro Signore), proprio perché vengono adopera te le «candele» benedette a significare la purificazione di Maria Vergine, dopo 40 giorni dalla nascita di Gesù. Infatti in questo giorno («La Candelora») vengono benedette le candele, simbolo di purificazione, che vengono anche portate a casa e appese a capo del letto (insieme alla corona del Rosario) per protezione contro i terremoti, i fulmini ed i temporali. La festa della Candelora risale al IV secolo e venne introdotta nella Chiesa di Roma nelI'VIII secolo con il titolo «Purificato Sanctae Mariae», quando si effettuava la processione con le candele accese, durante la notte.
È, dunque, quella di San Biagio una pia tradizione, vecchia di molti secoli, ma assai estesa in Italia.

La storia del Santo

La stessa storia del Santo sembra sia avvolta nella leggenda ed è proprio questo fatto forse ad accrescere ancor di più la devozione dei fedeli. San Biagio fu un medico vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste, in Cappadocia, di cui fu Vescovo, e venne perseguitato da Licinie (307-323) che aveva autorità imperiale nelle regioni orientali dell'Impero di Costantino, divenendone antagonista e perseguitando i Cristiani. Biagio si sottrasse alla persecuzione allontanandosi dalla sua sede e rifugiandosi in una caverna dove, secondo la leggenda, «al gregge dei Cristiani», si aggiunse quello degli animali che visitavano il santo recluso per recargli cibo e ricevendone guarigioni da malattie. Venne, però, scoperto da alcuni cacciatori e denunciato, per poi essere imprigionato. Anche nella prigione continuava a ricevere e guarire gli ammalati, operando miracoli. Venne anche sottoposto a processo, ma il Santo Vescovo Cristiano si rifiutò di sacrificare al dio pa-gano. Durante le inevitabili torture cui fu sottoposto il Santo, una vedova si recò da lui per pregarlo di farle riavere un maialino che le era stato sottratto da un lupo. San Biagio le fece riottenere l'animale e la donna, quale ricompensa, portò cibo e candele. Allora il Santo le disse: «Offri una candela ogni anno alla Chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai bene e nulla ti mancherà. I carnefici, vista l'incrollabile fede del Santo, gli strapparono la carne con pettini di ferro dalle punte acuminate (ed è per questo che San Biagio è anche invocato patrono e protettore dei cardatori di lana), ma il Vescovo continuò a resistere al dolore ed allo strazio del corpo: «Delicerato corpore, infractus animo resistit». Biagio venne condannato alla decapitazione e, mentre si avviava al martirio, si avvicinò a lui una donna che lo pregava di salvare il figlio da sicura morte perché «gli s'era tra volto un osso di pesce entro ne la gola». San Biagio pose le mani sul fanciullo e poi lo benedisse, pregando il Signore, operando miracolosa mente la guarigione.

I Riti
Innumerevoli sono i riti e le tradizioni per celebrare la gloria del Santo e ricordare i suoi miracoli per ottenerne grazie. Talvolta la fede popolare si confonde con le cerimonie di carattere culturale, non senza curiosità per il contenuto originale e spesso sorprendente con cui sono svolte. A Taranta Peligna, per esempio, vengono confezionate la cosiddette «panicene» a forma di mano che vengono benedette e distribuite ai fedeli che le mangiano, invocando l'aiuto del santo contro i mali della gola. A Gergei, in provincia di Nuoro, vengono intrecciati i «su sassineddu» (giunchi) cui sono appesi frutti e dolci da portare a casa dopo il rito della benedizione; ma poco arriva a destinazione perché i bambini, cui la festa è dedicata, mangiano tutto. Si accendono a sera i fuochi e si distribuiscono i pani benedetti a poveri ed ammalati.

Giuseppe Catania

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