domenica 13 agosto 2017

LE TRADIZIONI VECCHIE E NUOVE DELLA FESTA DELL'ASSUNTA

di GIUSEPPE CATANIA
Scomparse da tempo a Vasto molte feste tradizionali, in città e nelle frazioni, che richiamavano veramente tanta gente, anche da lontano.
Tra queste, tre grandi festività sono ricordate con grande pompa: quella di San Pietro Apostolo, di Santa Maria Assunta e San Michele Arcangelo.

Durante il Ferragosto, con scampanio delle torri della Città, si svolgeva la festa dell’Assunta con spettacoli pubblici e concorso delle famose Bande Musicali, a rallegrare le strade cittadine.
Gli spettacoli pubblici sono stati sempre l'attrattiva maggiore del popolo interessato alle particolari rappresentazioni folcloristiche le cui origini si perdono nella memoria.
E’ caduta in disuso, ad esempio, la Caccia al Toro, forse un
lontano accenno ai giochi delle arene dei Romani, che si rappresentava nei larghi del Palazzo Marchesale e Porta Palazzo, barricando con steccati le strade che vi davano accesso. Una muta di cani, oriundi dalla Corsica, di proprietà generalmente dei macellai della Città e di altri centri vicini, dava la caccia al toro muggente ed inferocito. Al padrone del cane che era riuscito a trattenere per un orecchio la corsa dell'ormai stanco toro, veniva assegnato un premio simbolico.

Un altro gioco dilettava il popolo nella festa della Madonna di Mezzagosto: la Carriera a Cavallo, forse ad imitazione, di quella dei guerrieri Troiani, che segnava, l'inizio degli spettacoli serali.

Veniva annunziala alla popolazione dal Tamburino della Città (banditore), ed i cavalieri, principalmente i postiglioni ed i carrettieri, dovevano allinearsi per la partenza sulla strada sotto la Madonna delle Grazie, e percorrere il tracciato, toccando le Chiese di San Sebastiano, San Francesco, passando per l'Aragona, e ritornare fino a Porta Nuova.

Ai cavalieri vincenti veniva assegnato un palio dal colorito vario, rosso, verde o turchino, nell'ordine di classificazione.

Alla corsa succedeva il lancio di enormi palloni di carta variopinta, gonfiati dal fumo, seguiti con grande attenzione lungo il loro aereo percorso, fino al dileguarsi nello spazio.

La Cuccagna era il più divertente gioco delle feste nostrane, ancora oggi tradizionalmente allestita.

Un albero intriso di olio di morchia, piantato al suolo, recante nella cima premi in denaro ed in prodotti locali scelti per il fortunato vincitore, pervenuto, dopo inauditi sforzi muscolari, a carpirli, vincendo la vischiosità del legno.

Ma, già fatta sera, la gente incomincia a formicolare nelle strade e nelle piazze illuminate con archi multicolori.

E' uno spettacolo questo più, suggestivo ed interessante a seguirsi, giacché vi si scorge l'animo, il carattere socievole della nostra gente, la sincerità e la dignità, che bene si identificano nella schietta espressione del Forte e Gentile popolo Abruzzese. L'occhio è preso dai colori vivi e sgargianti dei costumi del popolo di ogni età e condizione, tutti vicini all' atmosfera seppure fuggevole, di festa e spensieratezza, di fronte alle improvvisate bancarelle fornite di ogni delizia per il palato.

Frattanto, la Banda, sul palco illuminato a giorno, esegue concerti e arie da romanza di opere famose, strappando al pubblico delirante applausi, per i virtuosismi dei solisti che indugiano volentieri nelle note prolungate che mozzano il respiro.

Ma, ecco che, allo scoccare della mezzanotte, ogni suono cessa, ed è un accorrere verso la Spianata dell'Aragona, ove, preannunziata da alcuni razzi, cui si susseguono fragorosi scoppi, ha luogo la tanto attesa fiaccolata e l'incendio di macchine pirotecniche. Lo scampanio delle torri accompagna, a conclusione della festa, la popolazione che rientra in casa.

Solo la fantasia allora dà libero sfogo, mentre il sonno vince le membra affaticate, trasportandoci in un mondo di sogni e fantasmagorie; ove rivivono, vecchie e nuove, strane pantomine rievocanti fatti storici e mitologici ormai dimenticati.

GIUSEPPE CATANIA

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