sabato 25 novembre 2017

La torre campanaria di S.Maria Maggiore fu costruita nel sec. XIV sull'avanzo di una fortezza


La torre campanaria di S.Maria Maggiore fu costruita nel sec. XIV sull'avanzo di una fortezza

di GIUSEPPE CATANIA

Esisteva la chiesa di Santa Maria Maggiore di Vasto già nell'anno 427 intitolata a S. Eleuterio, subendo, nel corso degli anni, varie trasformazioni, specialmente all'epoca della fusione di Guasto Gisone e Guasto Aymone, nel 1383.


La torre campanaria, costruita nel secolo XIV in pietra e mattoni, consiste di tre parti: la base, la parte più alta del fusto e la cella campanaria.

La base è nota col nome di "battaglia", forse un avanzo di fortezza che esisteva a protezione delle scorrerie dei pirati turchi e saraceni. La cella campanaria venne iniziata nel 1714 e terminata quando reggeva il priorato il conte Ricci. L'ing. Filippo Laccetti, nel volume "Memorie l'arte vastese" (V. Vecchi - Tipografo-Editore - Trani 1903), così descrive la torre di Santa Maria Maggiore.

"All'interno la base ha struttura adatta ad essere riconosciuta come già separata dall'attuale tempio. Essa è formata da un forte zoccolo che, sopra una fondazione a mattoni - oggidì scoverta per buona altezza, in conseguenza del ribassamento del terreno circostante reca tre filari di pietra concia, oltre una ricorrenza modanata, pure in pietra, la cui sezione richiama il profilo della base delle torri di Castel del Monte, solo differendone per minore ricchezza e più breve aggetto.

La linea esterna di questo zoccolo o basamento è già mossa, in pianta e da ciascun lato, da tre sporgenze rettangolari - due agli estremi ed una nel centro - le quali, superiormente allo zoccolo, si prolungano in tre contrafforti o gravi pilastri verticali, con paramento frontale in pietra e con fianchi a mattoni addentati in essa pietra. Dette tre pilastrate sporgenti, che individuano su ciascun fronte due campi ribassati o fondali costruiti a mattoni di non grandi dimensioni, sono di sopra, collegate da forti archetti a sesto acuto pure a mattoni.

Tali archetti, però, non congiungono l'una pilastrata direttamente adiacente, ma si sdoppiano in due per ciascun fondale, appoggiandosi sopra un mensolone centrale in pietra, costituito da una cornicetta e da quattro successivi becchi a quadrante sovrapposti di egual raggio, mentre una sola mensola reca tre becchi diversamente ampio, cioè crescente dall'alto in basso.

Superiormente gli archi, la fabbrica continua a mattoni e si arresta poi senza cornice ad una grande risega il cui piano superiore si presenta oggidì diruto, e lascia pensare che la "battaglia" perdette quivi antiche merlature o spalti a piombatoie ,se pure altra volta ne ebbe. Detto così dall'esterno della base di questo campanile ed accennato che di una tale conformazione elegantissima quasi nessun altro campanile romanico si presenta, esempio, aggiungeremo che in uno dei fondali si vede tuttavia incastrata una statuetta d'arte primitiva in posa sedente, e sotto di essa una lastra recante una croce greca, un agnello e la sigla COC, la quale non può essere una data, cioè nel 300 di Cristo, non era stato ancora introdotto l'uso di contare gli anni della natività di Lui. Il fusto dei campanile, quasi tutto, in mattoni e di considerevole altezza, si eleva dalla base or descritta con perimetro fortemente ristretto sia dal piombo delle pilastrate inferiori, sia da quello dei fondali è anch'esso su ciascuna faccia a tre costole verticali, ma le dimensioni di queste sono assai più modeste delle dimensioni dei contrafforti della base. Ad un terzo circa di sua altezza, ricorre orizzontalmente sul fusto una cornicetta di pietra, la quale fa da davanzale pure ad alcune finestre a sesto acuto, aperte nei fondali e ricche di ornia in pietra, vaghissimamente sagomate, scolpite ed ornate. Questo fusto, là dove termina la parte medievale della fabbrica, è coronato da considerevole cornice di profilo classico, e su di questa si appoggia la cella campanaria, costituita da un attico ornato di pilastri, sostenenti ossature di capitelli in mattoni, che, con la breve cornice terminale, costituiscono una ordinanza probabilmente di spirito dorico, ma resta a paramento rustico.""

L’ing. Filippo Laccetti sostiene che "la battaglia” debba risalire ad un "nucleo superstite" di un fortilizio saraceno o normanno, forse appartenente al Castello Gisone, che era in proprietà di Bertrando del Balzo, che si opponeva a Guasto d’Aymone.

GIUSEPPE CATANIA

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