lunedì 24 luglio 2017

PUNTA PENNA, miniera di tesori storici

Per secoli il centro più importante della zona


di GIUSEPPE CATANIA
Non vi è cuore di Vastese che, al solo nominare la località della Penna, non debba esultare dalla più intensa commozione per il fascino delle leggende accumulatesi attraverso i secoli in seguito alla
scomparsa delle favolose città di Buca e Pennaluce, ivi esistenti, per la amenità dei luoghi e l'aria saluberrima ed infine per il riflesso azzurro del mare che corona l'elevato promontorio. Completa la esultanza la chiesolina della Madonna della Penna, anche essa circonfusa di misticismo.

Fu eretta nel 1499 ed è uno dei pochi edifici che sopravvivono al decorso dei secoli, festività avviene la seconda domenica di maggio e culmina con una processione a mare, forse in omaggio alla tradizione che attribuisce, il trafugamento della statua ad opera dei pirati, poi ritrovata in Chiesa, mentre la barca affondò.

Della chiesa ebbe speciale interessamento Papa Innocenzo IX verso il 1689, consentendo notevoli restauri, nonché elargendo indulgenza plenaria, come per le sette chiese di Roma, a chi vi si recava il lunedì in Albis. Per tale privilegio grande era il concorso dei pellegrini che vi accorrevano da lontani paesi.

Non si sa quando la tradizione ebbe termine; ma è possibile arguire sia dovuta alla scomparsa di Pennaluce, per cui non era più consentito accogliervi grandi masse di popolo. La data della festività attuale certamente fu consigliata, perché cade in stagione propizia.

Anche il marchese Diego D'Avalos, nel 1691, elevò la dote della chiesa fino a 2000 ducati annui. Il Papa Innocenzo XII vi costituì l'abbazia padronale della Casa d’Avalos, con l'obbligo di presidiare la località con custodi armati nel periodo festivo.

Procedendo a ritroso di tempo per circa cinque secoli all'epoca suddetta cioè quando ebbe inizio il declino dello splendore di Buca, città che precedette Pennaluce, ancora oggi messa in dubbio da storici poco scrupolosi la sua esistenza in quel sito, si ha notizia di altre tre chiese dalle bolle dei Papi Alessandro III e Innocenzo III rispettivamente degli anni 1176 e 1204, con le quali si conferma il possesso di esse ai Monaci dei Benedettini di Santo Stefano in Rivomare, presso Casalbordino (ora non più esistente) e da quello di San Giovanni in Venere di Fossacesia, nonché di due castelli, situati alla sommità della punta d’Erce e Colle Martino, che limitano il seno più attraente e suggestivo di quello adiacente della Penna. Del Castello che fu a Colle Martino, sono ancora visibili i ruderi; dell'altro pochi sono i resti disseminati nella vasta piana.

Vi fu anche una chiesa dedicata a S. Martino che ebbe per preposto, nel 1345 Diodato del Gambono. Le altre chiese erano dedicate a S. Eustachio e S. Paolo; quest'ultima data alla prepostura di S. Pietro in Vasto.

GIUSEPPE CATANIA

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