martedì 6 giugno 2017

QUANDO D'ESTATE I BAMBINI VENIVANO ALLA "COLONIA MARINA" (2^ di 4 puntate)

Le colonie estive nel dopoguerra 

di LINO SPADACCINI

Con l’avvento del secondo conflitto mondiale la Colonia cadde, come era lecito aspettarsi, nel più misero abbandono, oggetto di atti vandalici, come l’asportazione delle pareti di legname e danni notevoli al fabbricato in muratura.
Il 4 settembre del 1943, quattro giorni prima dell'Armistizio firmato da Badoglio, il Podestà di Vasto, scrisse al farmacista Francescopaolo Giovine (Podestà nel 1940-41 e fondatore dell'Associazione Culturale Stella Azzurra), per riprendere in mano le redini della Colonia. "Ben conoscendo la vostra opera in favore della colonia marina d'Istonio", scrive l'allora Podestà Silvio Ciccarone, "opera che risale almeno a dieci anni prima a quello in cui la colonia fu assorbita dal disciolto fascio, v'incarico a prendere in consegna la colonia ed a predisporre tutto quanto occorre per il suo regolar futuro funzionamento, nonché per la custodia, conservazione e manutenzione dello stabile, adottando tutti quei provvedimenti tendenti al miglioramento della colonia".

Il 1° settembre del 1947 aprì per la prima volta a Vasto Marina la colonia del reduce, organizzata dall'Associazione Post-Bellica della Provincia di Chieti.Alla fine degli anni '40 si ricordano anche le colonie del C.I.F. organizzate da don Felice Piccirilli.
Ma dopo comprensibili momenti di difficoltà post-bellica, la colonia riprese vigore agli inizi degli anni '50, grazie anche alla donazione da parte di Filoteo Ricci di un terreno di sua proprietà, per la realizzazione di una "colonia permanente per i figli degli ex combattenti e reduci".
Nei pressi della splendida Scaramuzza, sotto l'egida dell'E.C.A.  (Ente Comunale di Assistenza), presieduta da Ettore Del Lupo e dal dr. Vincenzo Drago, vennero ospitati centinaia di bambini provenienti dai paesi vicini. "Direttrice vigile e premurosa della numerosa famiglia infantile è la sig.na prof. Scarci Mirta", si legge sulle colonne dell'Histonium dell'estate 1954, "V. Direttrici la ins. Nasuti Rita e la prof. Murolo Bettina, nostra simpatica concittadina, Economa l'ins. Sideri Nella, alle prese con l'appetito benedetto di tante graziose boccucce, Sanitario il dott. Vallone Gaetano, che con assiduo controllo può constatare sempre vuota la infermeria, Assistente Sanitaria la sig.na Lo Russo Maddalena con mansioni limitatissime per la buona salute delle piccine".
Successivamente la gestione della Colonia passò all’ODA (Opera di Assistenza di Diocesana), per tanti anni diretta dal compianto Don Nicola Di Clemente.
L'amato parroco vastese si occupava sia
dell'organizzazione della colonia marina che di quella montana. Nel 1957 furono ben 500 i bambini che ebbero l'opportunità di partecipare con i fondi messi a disposizione dall'O.D.A. e da alcuni istituti provinciali di beneficienza.
La colonia Montana a Torricella Peligna era divisa in due turni: la prima per i soli maschietti e la seconda per le sole femminucce. Dentro la valigetta, con targhetta riportante il proprio nome e cognome, ogni ragazzo doveva inserire il seguente corredo: 1 giacca o pullover di lana, 1 paio di pantaloncini, 1 camicetta, 2 canottiere, 1 maglietta di lana a mezze maniche, 3 paia di mutandine, 3 paia di calze, 4 fazzoletti, 2 paia di scarpe, 1 pettine, 1 porta sapone con sapone e 2 asciugamani. Le bambine, oltre all'intimo. In numero uguale ai maschietti, dovevano portare una vestina e un pullover di lana.
Sia la colonia montana che quella estiva terminavano con la "Festa dei genitori", dove oltre ai famigliari dei ragazzi, partecipavano le autorità civili e militari. "Il Presidente rev.do Di Clemente", si legge sulle colonne dell'Histonium a margine di un articolo sulla conclusione della colonia, "nel presentare il laborioso consuntivo della organizzazione, che di anno in anno perfeziona il suo piano sociale, ha elevato un pensiero di gratitudine al Santo Padre e alle Autorità Provinciali, ha ringraziato le giovani direttrici e assistenti, che si sono tutte distinte prodigandosi affettuosamente nella numerosa famiglia dei piccini delle colonie ed ha esortato le mamme, accogliendo i cari piccoli fra le loro braccia, a continuare il lavoro materiale e spirituale svolto con esemplare abnegazione in questi mesi".

Lino Spadaccini













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