giovedì 29 giugno 2017

L'antica Histonium e i suoi acquedotti

L'acquedotto del Murello con molto ricco di acqua che addirittura "correva a far molti molini". L'acquedotto delle Luci e le cisterne, alcune delle quali distrutte durante la costruzione di S. Chiara

 di GIUSEPPE CATANIA

Sin dall'antichità, e durante la dominazione romana del Municipio di Histonium, la città vantava un efficiente sistema di erogazione idrica che assicurava la fornitura per le esigenze delle famiglie, per le terme e le fontane pubbliche.
Lo storico Plinio, scrivendo sugli acquedotti di Roma, sottolineava le caratteristiche costruttive e la singolare proprietà salubre delle acque. Elementi che possiamo riscontrare nell'acquedotto delle "Luci", che fu costruito
in epoca romana per una lunghezza di quasi due miglia, tutto a mattoni e, certamente, molto costoso.

Viti nelle sue memorie storiche (1759), ci ricorda l'esistenza di una "muraglia molto antica nel luogo dove si dice Murello, che anni orsono si vedeva l'istessa muraglia il canale dell'acqua che il marchese D. Cesare d'Avalos fece demolire per servirsene del materiale donde si conduceva l'acqua dentro della terra, ed in quel contorno si vede una spiraglio, o voglialo dir di luce che si vede esser fatto del detto acquedotto del MureIlo, il quale se ne andava in dirittura per sotto la chiesa di S.Giovanni, e fabbricandosi una fossa da tener grano dirimpetto alla porta di detta chiesa in mezzo la strada, che scendevasi a S.Francesco de conventuali, si trovò un acquidotto d'altezza e lunghezza tale, che vi si può camminare un uomo. Nella nuova casa degli eredi di Orazio Crisci non molto distante dalla detta chiesa di S. Giovarmi, fabbricandosi una cisterna, si trovò un simile acquedotto e poi, lontano, scendendo verso S. Pietro casa di Martino Marrantuono, e Giordano D’Angelo, vi vedono grotte capacissime,fatte per conservare acque,che si conducono per detto acquidotto, e questi acquidotti furono fatti per condurre l'acqua per diverse contrade della Città. Era tale l'abbondanza l'acqua di questi acquidotti che, come dice il Viti, col testimone del Canacci, correva a far molti molini".

A Vasto si fa menzione della "Naumachia", con riferimento all'acquedotto fatto costruire dall'imperatore Augusto. Infatti "naumachia" (dal greco letteralmente battaglia navale). Qui si svolgevano delle esercitazioni navali. Infatti facendo introdurre l'acqua dall'acquedotto, in uno spazio delimitato, e riempito lo spazio concavo, vi si facevano delle "battaglie", per diletto dei soldati veterani. La naumachia è così descritta dal Viti nelle sue memorie: "Nel piano di San Francesco di Paola si vedono alcune vestigia di una naumachia la di cui lunghezza è di piedi 255 e larga 210, in forma ovata, di fabbrica forte, e stagna sopra la quale oggi stanno imposte le muraglie della Terra".
Questa "naumachia" con una inondazione fu ricoperta di detriti e materiali, sì da renderla pianeggiante e non più idonea a farvi le "battaglie navali" (venne così realizzata l’attuale piazza Gabriele Rossetti).

Le cinque cisterne di piazza Santa Chiara, come ricorda Giuseppe de Benedictis nelle "Memorie Istoriche del Vasto", pag. 44, "grandissime a lamia alte trenta piedi, e larghe più di cento, con un lastrico fortissimo sotto, e fra I’una e l’altra vi sono muri, et archi perché I’acqua stessa tutta unita, et altre quattro nell'istesso modo congiunte, e se ne vedono fuora di detto Monastero,una sotto la casa di Cappi, e tre nel Trappeto de Santi; n'appaiono anche tre altre al contrario, queste però unite nella maniera che sono fatte in Roma le dette sale in questa forma nelle quali conserve veniva l'acqua dall'acquedotto, che habbiamo detto, poi in mezzo di queste conserve in un poco di largo, chiamato il piano della cisterna, vi era a tempi nostri la bocca di una cisterna,e come asserisce il medesimo Francesco Viti dall'una all'altra, parte di quella a suo tempo vi erano colonne con arco per comodità di trar l’acqua. Queste cisterne, parte di quelle conserve sono state ruinate per la fabbrica di S.Chiara."

GIUSEPPE CATANIA

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