giovedì 1 giugno 2017

Dove si trovava la mitica città di Buca?

foto di repertorio
Sin dall'antichità si è discusso dove era la località.

di GIUSEPPE CATANIA

Molti autori si sono posti da tempo l'interrogativo sulla collocazione dell'antica città di Buca.
Qualcuno la pone in Puglia, ma i più autorevoli scrittori antichi, come Plinio, Strabone ,Tolomeo, Pomponio Mela, sono concordi nel collocarla in territorio vastese, nella zona dell’antica Histonium.
Pomponio Mela correttamente riferisce che anticamente Buca era nota come Pennaluce, situata
presso Istonio: "Histonium et Buca urbes"; Plinio la colloca nella spiaggia della regione frentana, con la seguente successione: "Istonio, Buca, Ortona: "in ora frentanorum Histonium, Buca, Ortona".

Inoltre Michele Brandvrano (nel Lexicon Geographicum): "Buca urbi frentanorum montium in Aprutio apud Apu-lie fines Histonio oppido proxima ab eo 6 mille pass in Ostum distans".

Nelle sue "Antiche iscrizioni" Ludovico Muratori, ricorda due iscrizioni: in una si fa menzione di Istonio e di Buca; nell'altra di Buca solamente e riferisce che furono trovate nel territorio di Pennaluce. Le iscrizioni che gli furono date dall'Abate Pietro Polidoro: "non longe ab antiqua Buca in Frentanis in agro Castri Penna Luce misit Abbas Petrus Polidorus:
(1)
M. FLAVIO Q.FILI/ IV.VI.D. AEDILI/CVRAT VIAE VALERIAE CLAVDIAE/ET TRAIANAE FRENT./BVCANI/BENEMERENTI.
(2)
IMP.CAESARI/ T.AELIO HADRIANO DIVI F. / ANTONINO / PIO. FELICI AUGUSTO/ P.M.TRIB.POT.VIII.COS.III / BVCANI OB. MERITA/ P.

Lo storico Pachicelli, nel suo "Del Regno di Napoli in prospettiva" rileva che Buca. "Era posta poco distante dalla Penna".

Giuseppe de Benedictis nelle sue "Memorie istoriche del Vasto" precisa che "Si deve credere che Buca, essendo nel dominio de Longobardi, li medesimi la chiamarono Pennaluce nell’istessa maniera, che fecero di Istonio come si è detto sopra. Ambrogio Colipino dice: “Pinna ab antiquo Pinnam pro acuto. Si crede che lo nominassero così che il territorio verso il mare sporge in maniera che fa una punta".

Che fine abbia fatto la città di Buca è da presumere che i Saraceni, avendo occupato l'isola di Candia, penetrarono, con le loro navi, nel mare Adriatico, mettendo a sacco e in rovina i luoghi posti sulle coste da Otranto ad Ancona.

E più correttamente il de Benedictis rileva: "divenuto Castello non era delle terre ignobili, mentre il riferimento del Viti: nel 1252 a 24 di novembre della undicesima indizione regnando Corrado Imperatore e Re di Sicilia,in casa di Billino,pubblico notaro di Penna Luce alla presenza di Rainaldo Pennense, Giudice del medesimo luogo,e di Jacopo Picarolo, Pietro d'Osente e Roberto di Giovanni di Gisone testimoni, Tommaso d'Archi abitatore della Penna, con istrumento vende a Pietro Turraclonio un horto posto nelle pertinenze di Pennaluce nella contrada della Fonte dell'Oppio. Questa fonte finoggi ritene tal nome.Tutto questo si vede in una carta di pergamene molto antica, e può giudicarsi, che havendo allora quel luogo commodità di Giudice,e Notaro stato Castello di qualche stima.".

E ancora il de Benedictis (opere citata) "Fra l'altri luoghi,che possedeva il Monistero di S.Giovanni in Venere vi fu la Penna, come si dice nel privilegio di Papa Innocenzo III, menzionato di sopra; come fosse stato disgregato dal dominio del detto Monistero non vi è notizia. Riferisce ancora il Viti: Oggi in colle Martino apparisce una fortezza distrutta. Presentemente si nomina Colle Martino ed è dove stava situata la Penna; con che si deve credere che qui vi era la Fortezza. Vi è nel territorio della Penna, dove era situato il luogo una piccola Chiesa della Madonna, che si suppone antichissima, e dalla felice memoria del Marchese D. Diego d'Avalos fu ridotta nella forma che presentemente si vede. Fu eretta in Abbazia dal Pontefice Innocenzo XII col jus patronato della Casa d'Avalos, avendo il detto D. Diego assegnato per aumento di dote il valore di ducati duemila e in beni stabili , con l'obbligo a li suoi eredi,e successori sempre tenere in detta chiesa il Cappellano per la, celebrazione delle messe,e li Custodi armati nel tempo d'està per difendere la Chiesa, ed acciocché non si rubasse la suppellettile sacra per l'incursione di Pirati, leggendosi dal Breve di detto Pontefice."

GIUSEPPE CATANIA


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un dettagliato studio di 20 pagine pubblicato in Molise da Lucia Checchia

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