giovedì 13 aprile 2017

I RAGAZZI DI SAN GIUSEPPE anni 50-60": LA MOSTRA RESTERA' APERTA FINO A SABATO

Resterà aperta anche Sabato Santo l'interessante mostra fotografica "I RAGAZZI DI SAN GIUSEPPE anni 50-60" alla Sala Mattioli, allestita dal generale Antonio Santini, dal prof. Peppino Busacca e dall'artista Gianfranco Monteferrante.

L'evento è stato molto gradito dai giovani dell'epoca che hanno rivissuto l'epopea di quei giorni sotto la guida del dinamico parroco don Felice Piccirilli e dall'effervescente giovane viceparroco don Stellerino D'Anniballe.
15 foto d'epoca della mostra >>>

Al dr. Elio Ciancio (direttore del Consorzio Industriale in pensione) che all'inaugurazione ha portato una sua testimonianza, abbiamo chiesto il testo del suo intervento, eccolo:

Eravamo agli inizi degli anni 50, con il paese ancora ferito sotto le macerie materiali e morali della guerra da poco conclusa, ma che comunque iniziava a risollevarsi ed andava ricostruendosi non solo materialmente. La società si riorganizzava su nuove basi dopo la tragedia e lo sconquasso della dittatura e delle bombe.
Una delle forme allora di riorganizzazione sociale era rappresentata dalle parrocchie, luoghi non solo di raccolta di fedeli dediti al culto religioso tradizionale, ma veri e propri centri di aggregazione sociale in cui trovavano asilo ed accoglienza soprattutto i giovani ragazzi nati nel decennio precedente.
Nella parrocchia, sotto la guida di intraprendenti ed appassionati sacerdoti, per lo più giovani che anch'essi si apprestavano a vivere la loro ancora sconosciuta esperienza sacerdotale ed umana, si concentravano le vite e le attività' dei futuri cittadini della Repubblica.
La parrocchia era, per noi ragazzi, un luogo di incontro di svago, di spensieratezza, ma anche luogo di impegno dove imparavamo a crescere e a socializzare sotto la guida dei compagni più' grandi e soprattutto del parroco che ci educava anche alla vita laica e civile.
Tra una messa e una litania, tra una funzione vespertina e un rosario, momenti al più indigesti ma necessari, non si aspettava altro, non si vedeva l'ora di intraprendere le altre attività parrocchiali più consone alla nostra età: i giochi. Il gioco costituiva la nostra prima aspirazione e la nostra principale occupazione.  E così si formavano gruppi che competevano tra di loro per l'egemonia nei vari tornei di calcio, di tennis da tavolo (o ping pong come si chiamava allora) di corsa campestre ecc.     Era la vita che si rianimava e si preparava ad affrontare il proprio futuro.
Le prime gite organizzate, le uscite fuori porta (al mare o in campagna), le partite di calcio nei cortili, i campeggi estivi costituivano per noi ragazzi l'essenza della vita che mai più avremmo dimenticato. "Quante stelle, quante stelle, dimmi tu la mia qual'e'". Così recitava una delle canzoni intonate, intorno al falò dei campeggi, da noi ragazzi prima di andare a letto.
A letto.....a dormire su brandine e pagliericci che costituivano i nostri giacigli di fortuna, dove ognuno di noi si addormentava sognando la propria stella che lo avrebbe guidato nella sua futura ed imperscrutabile esistenza.  (Elio Ciancio)

L'identità di un popolo è un patrimonio inestimabile, costituito dalla condivisione di esperienze, cultura e valori. Bene hanno fatto  il generale Antonio Santini, il prof. Peppino Busacca, l'artista Gianfranco Monteferrante   e tutti i ragazzi dell'epoca  che hanno partecipato all'evento, a rivendicare orgogliosamente di essere appartenuti ai "Ragazzi di San Giuseppe degli anni 50-60"!

NDA















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