martedì 4 aprile 2017

GIUBILEO: A VASTO, E NON A VIESTI, SI FERMO' PAPA ALESSANDRO III

Vasto ottenne il privilegio dell'annuale Giubileo alla Parrocchia di San Pietro perchè nel 1177 Papa Alesssandro III fu ospitato a Vasto per molti giorni, dopo che era stato costretto ad approdare la nostro porto di San Nicola  per le cattive condizioni atmosferiche. Era diretto a Venezia per incontrare il Barbarossa.  
Esiste una antica diatriba tra alcuni storici: il papa soggiornò a Vasto o  a Viesti? 
Giuseppe Catania dimostra che Alessandro III soggiornò a Vasto 


A VASTO, E NON A VIESTI, SI FERMO' ALESSANDRO III

di GIUSEPPE CATANIA

La conferma della venuta a Vasto di papa Alessandro III trova numerosi riscontri in autorevoli storici che dell'avvenimento riportano in evidenza particolari che non possono essere minimamente smentiti.
Eppure c'è chi ha sostenuto che il Pontefice non si è fermato a Vasto, durante il suo viaggio alla volta di Venezia, bensì a Viesti, nel Gargano.
Questa fallace affermazione a riferita dallo Schipa il quale ritiene, come ebbe ad affermare
Romualdo, Vescovo di Salerno, al seguito di Papa Alessandro III, che il pontefice approdò allo scalo di Viesti.

Eguale convinzione errata espressero altri autori, come l'Ughelli, il Collenuccio, il Giannone, i quali sono propensi a ritenere apocrifa la cronaca del monaco Rolando di Santo Stefano in Rivo Maris.

Più avanti si dimostrerà l'autenticità della Cronaca di Rolando, mentre diciamo subito che anche Vittorio d’Anelli, nell'Histonium ed il Vasto (ed. Arte della Stampa, Vasto, 1977) si schiera dalla parte di Romualdo Salernitano, giacché  cita solo quella fonte, e incorrendo, quindi, in errore, giacchè afferma che l'autore "non volle dilungarsi in particolari".

A parte il fatto della veridicità della Cronaca di Rolando, l'unica contenente abbondanti notizie e particolari, per la sua contemporaneità all'avvenimento della venuta e della sosta di Papa Alessandro a Vasto, sui cerimoniali che vi si svolsero, l’episodio è confermato dal Baronio (Annali), dal Muratori (Annali tomo VII), dal Pollidori (Histonium), dal Fleury (Storia Ecclesiastica lib,73 c.2), dal Romanelli (Scoverte Patrie, I, 252 e segg.) dal Marchesani (Storia di Vasto), dall'Abate di Vallemonte (Gli Elementi della Storia, tomo VI p. 263,264) da un diarista di Zara (riportato nella Storia della città di Zara p.I dalle origini al MCCCCIX - Brunelli Venezia 1913 pag.343).

Riportiamo,qui,in particolare alcuni passi testuali di notevole importanza.
CESARE BARONIO - Annales Ecclesiastici t. XIX pag. 438 e segg.: "...Apud Vastum in mari Hadriatico vadum ubi tempus opportunum navigationi expletabat Summus Pontifex...caeterum cum valida maris tempestas ipsum jam per triginti dies contra propositum suum ibi detinuisset invitum; ecce insuper Auster diem desideratus advenit..."

GUSTAVO STRAFFORELLO - La Patria - Geografia dell’Italia –Utet Torino I899, pag.214.
"A circa 2 chilometri dal lato settentrionale del Vasto, in prossimità della chiesa rurale dì San Nicola della Meta, stava l'antico porto del Guasto Aymone dove, colto da fiera tempesta, sbarcò Papa Alessandro III il 7 febbraio 1177, quando viaggiava per Venezia allo scopo li trattare la pace con Federico Barbarossa (1).
(1)—Mentre iI Collenuccio ed il Giannone, tratti forse in inganno dalla somiglianza del nome, scrissero che Alessandro III per la tempesta ripassasse a Viesti.
Il Fleury invece (Histoire Ecclesiastique) dice che :"Aspettò il Papa un mese il vento favorevole con undici galee del re di Sicilia in porto del Guasto sul mare Adriatico".
Del medesimo avviso sono anche l'Ughelli (ad. Teat) e Rolando priore del vicino monastero di Santo Stefano ad rivum maris, il quale nella sua cronaca scrisse: "VII febbr. MCLXXVII Alexander Papa initio mensis februarii,vadens in Venetia de Siponto, venit in Civitade Wastum et propter turbationem maris mansit in ea multis diebus".  Alcuni storici moderni però mettono in dubbio l’autenticità  di questa cronaca ( a.842-1185), pubblicata nel 1876  dal prof. Pietro Saraceni e dichiarano false o inesattamente riportate , le notizie che in essa si leggono.

L.A. MURATORI - Annali d’Italia - t. XXIX p. 182. "... Per Troia e per Siponto passò al Vasto, dove trovò sette galee ben fornite di arni e di viveri... Perchè il mare fu lungamente in collera, non potè il Pontefice imbarcarsi, se non il primo di Quaresima, cioè al dì 9 di marzo."

BRUNELLI - Storia della Città di Zara, I, pag. 343. "A quest'uopo Alessandro e il suo seguito si ridussero nella città del Vasto, porto di mare sull'Adriatico, ove poco di poi approdarono le galee siciliane, undici delle quali erano destinate a trasportare le persone, due le vettovaglie, i cavalli, ecc. senza contare i navigli minori. Essendo però i venti contrari, la comitiva dovette attendere a lungo, prima di pigliare il mare.

ABATE DI VALLEMONTONE - Gli elementi della Storia - Napoli MDCCLXX, tomo VI pag. 263,264.  "....fermatosi alquanto a Benevento,per Troia e Siponto arrivò a Vasto, dove trovò sette galee spedita dal Re di Sicilia, con ordine a Romualdo Arcivescovo di Salerno, che scrisse poi la storia di questi fatti, e a Ruggieri conte d'Andria, di accompagnar la Santità sua, e invigilare agl'interessi del suo Regno. Imbarcatosi alli 9 marzo con undeci galee arrivò a Zara, poi a Venezia nel Monistero di San Niccolo al Lido.”

DOMENICO ROMANELLI - Scoverte Patrie, Napoli MDCCCV, pag. 252,255,Tomo 1.  (Per esteso il paragrafo nel capitolo: Venuta di Papa Alessandro III a Vasto.)

AUTENTICITA' DELLA " CRONACA DI ROLANDO",  
CONFERMATA DA DOMENICO PRIORI 
Per quanto attiene all'autenticità della Cronaca del Monaco Rolando del Monastero di S. Stefano in Rivomare, ritenuta apocrifa da Romualdo Salernitano, e poi ribadito anche dallo Schipa, giustamente ed opportunamente l'avv. Domenico Priori, storico patrio di insigne cultura e fede, di chiara aderenza alla rigorosità cronologica degli avvenimenti, peraltro confortate da altre innumerevoli fonti storiche, interviene a ristabilire la verità.

Basterà leggere il compendioso volume "Badie e Conventi Benedettini d'Abruzzo e Molise (già citato) alle pagine da 20 a 24 per averne la vera prova.

"La Cronaca fu ammessa da Bartolorameo Capasse tra le fonti storiche delle province napoletane - scrive il Priori.

Lo Schipa ("La cronaca di Santo Stefano ad rivum maris" in "Archivio storico per le province napoletane" anno X, 1885, pagg. 534-74) negò, con minuziosa argomentazione, ogni valore di autenticità a tale lavoro e lo ritenne una grossolana falsificazione di Pietro Pollidori (Lo Schipa indica Pietro Pollidori , perché questi era allora ritenuto autore delle monografie "De Antiquitatibus Frentanorum" che invece sono opera del fratello Giambattista, confronta D. Priori "La Frentania" 1942, pp. 35,36).

L'accusa fu ribadita da K.A. Kehr ("Die Urkunden der Normannisch - Sicilischen Konige" Innsbruch 1902 pag.405), ma Paolo Lehr (Regesta Pontificum Romanorum", vol. IV Berlino 1909,pp.281, 2), fratello del precedente e la cui grande autorità non può mettersi in dubbi o, difende con molto acume l'autenticità della cronaca in discorso e, pur riconoscendo che notizie non vere siano state interpolate da un falsario, ritiene la cronaca stessa per la massima parte genuina: "licet nonnullas eius notitias a falsario interpolatas aut mutatas esse concedamus, maximam chronici partem genuinam pro certo habemus.”
Paolo Kehr, nell'opera citata, ci fa sapere che l'originale della cronaca, dopo varie peregrinazioni, era in possesso del sig. Likhatscheff di Pietrogrado ( "Otia diplomatica (in Nachrichten von der kom Gesellsch. der WissenBch..." Gottingen 1903, Heft 3, pp.287, 293).

Il Carusi, pur esprimendo dubbi e riserve, mostra di ritenere autentica la cronaca. E difatti egli così si esprime: "Di questa cronaca non abbiamo purtroppo l’originale, sicchè non sappiano neppure se a questo o alla tradizione manoscritta a tutti e due insieme dobbiamo attribuire gli errori e le incongruenze abbastanza copiose che hanno fornito argomenti all'acuta critica di M. Schipa, per far ritenere molto inquinata quella fonte storica e ciò con troppa severità come osserva giustamente il Kehr.

Vogliamo anche ricordare che le notizie della crona del Rolando, prima ancora della pubblicazione dell'opera del Kehr, erano state accolte nei "Regesta Pontificum” del Jaffè (Lipsia 1883).

Lo Schipa, fra le più forti argomentazioni diretta a confutare la cronaca del Rolando, pone quella relativa alla data della fondazione del monastero, sostenendo con citazione di documenti che tale data, deve essere posta anteriormente a quella dell'842, fissata dal Rolando. Secondo lo Schipa fin dal 707,o al più tardi dal 722 doveva esistere una chiesa sotto il titolo di Santo Stefano nel luogo ove poi si riconosce esistito il monastero, e si riporta a Carlo Troia, che in nota a un diploma del Duca Romualso II di Benevento (che fu scritto nel maggio dell'anno 707 o al più tardi 722) dichiara:" Ho invano cercato questo luogo di Santo Stefano vicino al mare. Se non m'inganna la congettura, doveva essere in quell'angusto lato che si sporgea nell'Adriatico del ducato beneventano; là nella provincia che oggi dicesi Molise, verso Termoli e le foci del Trigno"(Codice, tomo IV, parte III, pag. 98 nota al doc.CCCLXXX.).

E sempre secondo lo Schipa ancora da un altro documento sarebbe provata l'esistenza del monastero in epoca anteriore a quella fissata dal Rolando, e precisamente da un diploma del 22 giugno 829 di Ludovico Pio e Lotario I, padre e figlio, i quali concessero al Monastero di Farfa diversi beni(Cronicon Far-fense, in Muratori, Rerum Italicorum Scriptores, tomo II, parte II, coll. 392-3.).

Ma a prescindere dalla erronea identificazione fatta dallo Schipa tra il "menasteriolum in loco cuius vocabulum est Lucana", e il monastero di Santo Stefano in Rivomare, oggetto della cronaca di cui il Carusi con dimostrazione irrefutabile chiarisce la distinzione, restano per noi fermi gli argomenti già sostenuti dal Kehr e ribaditi dal Carusi sulla autenticità della cronaca del Rolando,per la quale chi voglia meglio persuadersi potrà direttamente ricorrere agli autori citati.

Secondo me - scrive ancora il Priori - quegli argomenti, che sembrano molto solidi allo Schipa per confutare la cronaca del Rolando, non hanno un serio valore, e la cronaca potrebbe apparire autentica anche se fosse esistita, anteriormente all'842, una chiesa sotto il titolo di Santo Stefano in Rivomare. E questo perché spesso nei documenti antichi e anche moderni si attribuisce la costruzione di un'opera a chi ne fu il restauratore.

D'altronde che la Cronaca abbia potuto subire alterazioni o aggiunte da trascrittori posteriori o per ignoranza degli stessi autori è possibile, ma non è concepibile che da capo a fondo si componesse una narrazione pel solo guso di creare una cronaca, mancando ogni altro scopo. Dallo schema della cronaca certamente non si potrà trarre dubbio sulla autenticità di essa”.

Come abbondantemente evidenziato, debbono essere ritenute effimere le iniziative di far apparire che a Viesti, e non a Vasto, approdò Papa Alessandro III, e la stessa affermazione di Romualdo Salernitano e dei suoi seguaci, deve considerarsi erronea, se non pretestuosa, e solo rivolta a falsare un aspetto storico che, invece, ha avuto conferma in autori ben più autorevoli e rigorosi annotatori degli avvenimenti che hanno caratterizzato una vicenda ricca di suggestivi aspetti, tutti compresi in un risvolto storico da cui derivarono sostanziali e determinanti mutamenti per la storia dell'umanità.

GIUSEPPE CATANIA

Nessun commento: