venerdì 10 marzo 2017

LUCIO VALERIO PUDENTE GIOVANE POETA LATINO INCORONATO A ROMA IN CAMPIDOGLIO NEL 106 d.C.

Vecchio sipario del teatro Rossetti trafugato durante la guerra : incoronazione di L.V. Pudente in Campidoglio
di GIUSEPPE CATANIA

I ritrovamenti archeologici a Vasto costituiscono motivo di interesse per molti studiosi ed appassionati della cultura classica. Il tema dell'archeologia, infatti, spesso raggiunge apici immaginativi molto elevati e tali da suscitare curiosità, oltre a rappresentare un elemento molto importante per approfondire la storia della nostra
civiltà.

Proprio dalla documentazione affiorata dalle campagne di scavi o da occasionali ritrovamenti di monumenti, lapidi, testimonianze antiche, si è in grado di risalire all'indietro nei secoli per scoprire quali remote civiltà siano già esistite nella terra che oggi ci ospita.

A suscitare un particolare interesse sulla storicità e sull'importanza dell'antichissima Histonium e dei suoi splendori, ha contribuito, nel corso dei secoli, la scoperta, nella zona orientale della città, di un insediamento romano di notevoli proporzioni, ancora tutto da delimitare. Qui, nella cosiddetta "valle dei templi" (vi sorgevano quelli dedicati a Dioniso, Giove, Capitolino, Cerere su cui venne edificata la chiesa di San Pietro, di cui resta solo il portale dopo la demolizione del tempio, a seguito della frana del 1956), erano stati costruiti gli edifici termali di grande pregio architettonico, per testimoniare l'elevato grado di civiltà e di opulenza raggiunto dagli abitanti di Vasto che si chiamò Histonium e che divenne fiorente municipio e città fedele alla leggi di Roma (Vastum, olim Histonium, Municipium Romanorum, Urbs Fidelissima).

Il mondo antico ha sempre suscitato un fascino tutto particolare, quando, poi, alla passione per la cultura storica, si affiancano vividi fermenti culturali che ridestano palpitanti impressioni di ammirazione al cospetto delle raffinate tecniche di cui gli oscuri artefici dell'antichità sono stati protagonisti.

Vogliamo qui parlare di un personaggio del passato di grande prestigio per la nostra Città: Lucio Valerio Pudente, un poeta di cui si hanno poche notizie, ma che le pur frammentarie testimonianze, ci offrono lo spunto per ricostruire la sua meravigliosa avventura umana e lirica.
Con lettera del 23 gennaio 1978, il compianto senatore Giuseppe Spataro, dopo ben quattro secoli di custodia familiare, pensò di donare al Museo Civico vastese, la testa originale in marmo di Lucio Valerio Pudente, che faceva parte del monumento eretto dagli istoniesi. L'avvenimento venne sottolineato dalla pubblicazione (novembre 1979) del 4° Quaderno del "Club Amici", promosso dal Sindaco dell'epoca, Geom. Nicola Notare, dedicato a Lucio Valerio Pudente, di cui noi abbiamo curato la stesura. 

La scultura, di indiscussa perfetta armonia ritrattistica, in puro marmo cipollino, rivela l'abilità dell'ignoto artista che la modellò, i cui pregi possono essere accostati alla pittura, tali sono le suggestività che esaltano le simmetrie somatiche dell'opera.

Il frammento marmoreo venne ritrovato a Vasto, nel corso di uno scavo fortuito eseguito il 27 gennaio 1548 nell'attuale via Storico Luigi Marchesani, come ricorda Luigi Anelli (Histonium ed il Vasto attraverso i secoli -1929), insieme alla lapide scolpita su massiccio blocco di pietra dura della dimensione di cm 86x46. "Dei due pezzi, la testa originale dai capelli inanellati - scrive Florindo Rituci Chinni - e dal profilo dolce e leggiadro, trovasi presso casa Spataro ed il basamento in marmo puro, che per molto tempo restò negletto in una casa privata, il 15 ottobre 1839, a cura del sindaco Barone Luigi Cardone, fu incastonato nel frontespìzio della chiesa di San Giuseppe, a sinistra ed a livello della lapide.

I cittadini di Vasto, allorché nel 1818 fu costruito il civico teatro (Rossetti) , perpetuarono la cerimonia dell'incoronazione sul sipario dipinto dal pittore Franceschini di Orsogna su bozzetto di Nicola De Laurentiis di Chieti. Disgraziatamente la bellissima tela in cui era raffigurata l'incoronazione di L.V. Pudente in Campidoglio, fu rapinata dai cosiddetti "liberatori" nell'ultima grande guerra, vituperabile esempio di vandalica civiltà.

La testa di Lucio Valerio Pudente venne portata in casa Spataro da Faustina Canacci nel 1632 quando andò sposa a Francesco Spataro. La base del monumento reca la scritta, racchiusa in cornice:
L (ucio) VALERIO L(uci) F (ilio)/ PUDENTI/ Hic CUM ESSET ANNO/ RUM XIII ROMAE/ CETAMINE SACRO/ IOVIS CAPITOLINI/ LUSTRO SEXTO CLA/ RITATE INGENII/ CORONATUS EST/ INTER POETAS LA/ TINOS OMNIBUS/ SENTENTIIS IUDICUM/ HUIC PLEBS UNIVER/ SA MUNICIPIUM HIS/ TONIENSIUM STATUAM/ AERE COLLATO DECREVIT/ CURATOR (i) REI PU(blicae) AESERNINOR (um) DATO/ AB IMP (eratore) OPTIMO ANTONINO AUG(usto) PIO.

Apprendiamo così che Lucio Valerio Pudente, a soli 13 anni, nel 106 dopo Cristo, gareggiando nel sesto Sacro Agone di Giove Capitolino, per voto unanime della giuria vinse il primo premio assoluto per la poesia latina, sbaragliando tutti gli altri concorrenti. Scopo del certame era quello di emulare i geni letterati che da ogni provincia dell'impero romano confluivano nella città eterna, per un'accademia poetica che si svolgeva ogni anno, con grande partecipazione di pubblico, alla presenza dello stesso imperatore che presiedeva la giuria del premio.

Un ramo di quercia intrecciato d'oro costituiva il primo premio per il vincitore, oltre alla gloria di aver primeggiato nella competizione ed essere incoronato poeta per mano dell'imperatore. Tanto avvenne per Lucio Valerio Pudente nel nono anno dell'impero di Traiano. Per il successo conseguito il popolo istoniese decretò che all'illustre e famoso concittadino venisse eretta, con pubblica sottoscrizione, una statua in marmo. Di questa rimangono la testa e la base epigrafica da cui si apprende un altro particolare su Lucio Valerio Pudente.

"Carmina non dant panem" così recita la sapienza dei popoli, proprio per sottolineare la validità di talune esperienze di vita, giacché se è vero che la poesia non procura il pane, non assicurò certamente a Lucio Valerio Pudente facili e lauti guadagni, per cui fu costretto a ripiegare su una occupazione più redditizia, anche se prosaica, che gli consentì di vivere decorosamente.

Infatti, quando il poeta aveva ormai compiuto oltre 45 anni, fu nominato con decreto dell'imperatore Antonino Pio, Curatore, cioè Procuratore delle Imposte, e controllore imperiale dell'amministrazione finanziaria del Municipio di Isernia, nel Molise, con l'incarico di soprintendere all'amministrazione delle rendite e dei possedimenti pubblici e stabilire i prezzi dei generi di commercio. Incarichi che portò a termine con onore, visto che alla base del monumento, sicuramente dopo la sua morte, venne aggiunta la scritta
CURATOR(i) REI PU (blicae) AESERNINOR (um) DATO/ AB IMP(eratore) OPTIMO ANTONINO AUG(usto)PIO
per sottolineare i meriti di tanto autorevole personaggio di cui molti riconobbero le doti.

Storia, leggenda, mito, realtà, sembrano accomunati in taluni riscontri del passato e formano tuttora materia di approfondimento dell'inestimabile patrimonio di cultura di cui Vasto e fedele custode.

“L'uomo del passato - scriveva E.A. D'Albertis - dice sempre qualcosa all'uomo del presente, che serve di alto insegnamento all'uomo dell'avvenire" e questo ci sembra, oggi, più che mai, appropriato alla memoria di Lucio Valerio Pudente.

Giuseppe Catania

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