lunedì 13 marzo 2017

CAPRIOLI, antica e nobile famiglia vastese

Il più noto, Virgilio, giureconsulto, archeologo, introdusse la stampa a Vasto  

di  GIUSEPPE CATANIA

Il visitatore che si trova a transitare, venendo da via Bebia, trova subito un largo, dove è collocato il Monumento ai Caduti, che la vaga e superficiale toponomastica vastese indica laconicamente come "Piazza Caprioli".
Il forestiero (e qualche vastese) di fronte a tale intestazione resta alquanto perplesso e soprappensiero, e in cuor suo chiede cosa c'entrano i "caprioli"!
Nulla, aggiungiamo noi, perché il riferimento non ha a che fare con i mammiferi ruminanti della famiglia dei cervidi che, talvolta, si incontrano saltellando abilmente anche nel Parco d'Abruzzo.
Caprioli, invece, fa riferimento ad una antica, nobile famiglia di stirpe vastese, e di cui si ha notizia sin dal 1400 e di cui
si conosce il nome di Sentinelle, illustre giureconsulto e antiquario, che visse nella stima e nella considerazione della casa D'Avalos.

Ma il più noto, e la cui memoria è più diffusa ai nostri giorni, fu Virgilio, nato il 30 gennaio 1548 e morto il 6 ottobre 1608, avvocato in utroque Jure, che esercitò la professione forense a Roma ed a Vasto.

Nella sua città natale possedeva una ricca e fiorente biblioteca con volumi rari di antichi autori, latini e greci.

Curò gli interessi legali e l'amministrazione dei D'Avalos e venne apprezzato per la sua onestà e diligenza. Appassionato archeologo, effettuò alcune ricerche e scavi nel territorio di Vasto e in altre regioni. Figlio di Virgilio Caprioli era Costantano, che si era laureato a Napoli ed esercitava la professione di avvocato a Vasto, con molto successo.

Costantino venne battezzato il 27 agosto 1572 alla fonte battesimale della Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore. A Ì7 anni, come ricorda Vittorio d'Anelli in Ricerche di araldica vastese, scrisse il trattato "De successione ab intestato commentaria." Morì a 21 anni, il 4 ottobre 1593.

Virgilio Caprioli era intenzionato a pubblicare i suoi scritti e quelli del figlio Costantino e, per questo, si decise a stipulare un contratto (Notar De Bartoliniis 19.11.1598) per impiantare uno stabilimento tipografico che, in effetti venne collocato in un locale a piano terra tra via Buonconsiglio e Piazza Caprioli. Virgilio Caprioli era affascinato dall'invenzione di Johann Gutemberg che nella prima metà del 1400 aveva scoperto la stampa a caratteri mobili per riprodurre un testo. Purtroppo, a causa di intralci tecnici e imperfezione dei macchinari, "un solo libro credesi da essa uscito" come rileva lo storico Luigi Marchesani (Storia di Vasto pag.180), e precisamente l'opera scritta dal figlio defunto Costantino.

Nondimeno, Virgilio Caprioli fu il primo a introdurre i tipi della stampa a Vasto.
A lui si deve anche l'idea di fondare un convento dei Cappuccini, dedicandolo a Sant'Antonio di Vienna, dopo aver ottenuto il consenso dell'Abate di San Giovanni in Venere, donando alcune sue proprietà al vicario dell'Ordine (Notar Viti 24.11.1579). ma il progetto non venne mai realizzato.

A Virgilio Caprioli dobbiamo notizie più approfondite sui natali vastesi di Riccio De Parma, uno dei 13 campioni italiani alla Disfida di Barletta basandosi su documenti certi e da quanto gli narrava l'avo Costantino che, nel 1503 data dello storico avvenimento, aveva 13 anni. Fu Virgilio Caprioli, infatti, a descrivere nei suoi manoscritti le vicende dell'epica disfida e la partecipazione di Riccio De Parma e che Parma era il Cognome, Riccius de Parma insignis qui gloria Vasti. Egualmente sul campione vastese, Nicola Alfonso Viti, vissuto nel 1644. filosofo e teologo insigne. Preposto di San Pietro in Vasto, ove morì nel 1658, di Riccio De Parma, negli estimi dell'Università del Vasto, consultò l'esistenza di una fabbrica di laterizi "quae fuerunt Ricci De Parma" e che Riccio De Parma fu generoso cittadino vastese di Famiglia Parma.
Di Virgilio Caprioli venne stampata a Venezia, nel 1600 l'opera 'Theatrum Juris Civilis Universi", che venne successivamente ristampata nelle edizioni del 1613, 1625, 1648.


Nell'araldica, l'arma dalla famiglia Caprioli è così descritta:
"Di Rosso al Capriolo accosciato accompagnato in capo da una stella di otto raggi quello della punta ondeggiante in palo, il tutto d'oro.

Nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, nella navata di destra sono alcune lapidi sepolcrali sovrapposte ed una terza sulla parete fronteggiante, con scritti e motivi della stirpe dei Caprioli.

Altri appartenenti alla famiglia Caprioli, sono:
Costantino, sacerdote nel 1543 e poi Primicerio nella Chiesa di Santa Maria Maggiore nel 1566.
Francesco, medico, vissuto nel 1644.
Archivio Lino Spadaccini
Emilia, menzionata nella lapide apposta all'interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, con la scritta: D.O.M. Aemilia Capreola I.C. Vergilii F. Mulier praestantissima, ultima sua stipites soboles hic plusq sexagenaria quiescit. Obiit anno jobelei 1650. Alexander Magnacervus I.C.F Pietatis ergo P. 
Cornelio, che fu un attento ed acuto commentatore delle istituzioni imperiali pubblicate a Venezia nel 1625.
Luzio, venne incaricato per l'acquisto a Napoli di grano per le necessità dell'Università del Vasto, nel 1591.
Tullio, fece restaurare la cappella di S. Antonio Abate nella navata destra della Chiesa di S.Maria Maggiore, per conservare i resti dei familiari.
archivio Lino Spadaccini
Visibile scolpito in pietra lo stemma nobiliare dei Caprioli e le due lapidi con le scritte D.O.M. Sibi suisque oibus Tullius Capriolus sa-cellum hoc nuper restituii tumulu destinavit, atque D.Antonio fara erexit anno xinae salutis MDLXVII e più sotto: D.O.M. Capriolae Stirpis.
Giuseppe Catania

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