domenica 19 febbraio 2017

ll culto di Giove Ammone nell'antica Histonium


di GIUSEPPE CATANIA

Il prof. Carlo Marchesani (1927-2015), acuto scrittore e profondo cultore delle glorie patrie, oltre ad essere un ricercatore di stupenda lucidità intellettuale, ha curato la pubblicazione in volume delle "Memorie istoriche del Vasto e dissertazione sulle iscrizioni lapidarie e sul culto di Giove Ammone", scritte dal sacerdote vastese Giuseppe de Benedictis nel 1759. "Un'opera - sottolinea il Curatore - rimasta, lo si può dire, ingiustamente inedita". Si tratta di un lavoro monumentale il cui pregio si è voluto evidenziare, non solo sotto l'aspetto scientifico, ma anche storico, e la pubblicazione è dovuta grazie all'Associazione Culturale "Eredi Silvio Ciccarone" cui si devono altre pregevoli pubblicazioni, oltre all'interessamento dell'ex assessore regionale dott. Massimo Desiati per il sostanziale contributo. Il Curatore ha dovuto superare molti inconvenienti a causa delle pagine strappate al manoscritto, comparandole con la copia custodita nell’archivio della della famiglia Ciccarone.

Nelle "Memorie Istoriche" si possono riscontrare: la ricostruzione storica della Città del Vasto, che fu colonia romana, poi eletta a Municipio; l'elencazione dei monumenti; la costruzione delle "cisterne" che servivano per assicurare il rifornimento idrico attraverso l'acquedotto delle "Luci" e le varie diramazioni per alimentare la terme romane. Ed an-cora le vicende storiche con la dominazione Longobarda, l'esistenza dei due castelli di Vasto Aimone e Vasto Gisone, le varie casate dei capitani di Ventura Caldora, dei D'Avalos. "Un'analisi oltremodo approfondita - rileva il Curatore - dove il de Benedictis si sofferma a disquisire anche su una sola parola o su una semplice lettera abbreviata, e il tutto con il supporto di una esauriente serie di dati comparativi oltre alla solerte, puntuale documentazione delle fonti bibliografiche".

Un'altra caratteristica dell'opera del de Benedictis è il capitolo dedicato al culto di Giove Ammone a Vasto, di cui si aveva una effigie musiva che era visibile nei pressi della chiesa di S. Antonio di Padova.

La Divinità è raffigurata con le corna di ariete, sicché il de Benedictis ne fa una descrizione "molto attenta e precisa".

Che esistesse a Vasto un tempio dedicato a Giove Ammone, descritto nel libro del de Benedictis, sotto le fattezze di un montone, è provato dalle vestigia affiorate nei pressi dove attualmente è la chiesa di S. Antonio (che fu di San Francesco d'Assisi) nel cui ambito era anche il tempio dedicato alla Dea Cerere (dove, sulle cui rovine, venne costruita la chiesa di San Pietro, demolita per effetto della frana del 1956). E tanto, secondo il de Benedictis, perché era stato rinvenuto un "pavimento di lunghezza di palmi 44 e di larghezza 36, nel quale pavimento erano molte figure, tra l'altro, una con la testa di montone".

Nei sacrifici a Giove Ammone era consuetudine uccidere un montone, scuoiarlo e con la pelle coprire la statua del Dio per ricordare che in tale sembianze si era mostrato a Èrcole che lo aveva supplicato di mostrare il suo vero volto. Un tale rituale si celebrava a Histonium, sin dalla civiltà Osca, retaggio della gente Sannita. Ed a Vasto, in località Selvotta, si trovava il Tempio di Èrcole, di cui resta il frontone custodito nei Musei Archeologici di Palazzo D'Avalos.
Giuseppe Catania

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