martedì 20 dicembre 2016

La magia e il mistero del Natale

L'uomo desidera il bene, ma è attratto dal male
Intervista al prof Guido Brunetti di Anna Gabriele

   Il Natale da oltre duemila anni possiede la magia di generare sempre nuove emozioni, sentimenti di generosità, momenti di gioia e ricordi struggenti. Sono momenti, attimi fuggenti, poiché l’essere umano, come ha ricordato in questi giorni Papa Francesco, è sospeso tra il bene e il male, egoismo e
altruismo.
   E’ un argomento affascinante che ben si inserisce nell’incantesimo e nel mistero del Natale e che cerchiamo di approfondire con il professor Guido Brunetti.
   “Il bene e il male- risponde il noto scrittore- sono le due forze che muovono da sempre l’umanità e sono al centro degli studi di filosofia, letteratura, psicoanalisi e, soprattutto negli ultimi anni, neuroscienze.  
   Infatti, secondo una vasta letteratura che va dai primi filosofi agli autori moderni e contemporanei, bene e male sono i due principi fondamentali che governano la vita, e sono pertanto presenti nello spirito di tutti gli esseri umani.  Essi sono in perenne lotta fra loro e corrispondono alle pulsioni originarie teorizzate da Freud: eros e thanatos, amore e odio, vita e morte”.
 
  Hanno dunque una lunga storia?
   “ Sono state le religioni, la filosofia e la teologia ad aver iniziato ad indagare il mistero  del male, un problema che da sempre suscita nell’uomo un senso di angoscia e tormento, e rappresenta una sfida alla ragione e alla scienza.
   Gli studiosi hanno fornito le risposte più varie. Sono stati chiamati in causa la volontà divina, i sentimenti morali, l’ordine del cosmo, la libertà soggettiva, la ragione, la cultura, l’evoluzione, l’architettura del cervello.
   Le grandi religioni hanno fatto riferimento all’esistenza di un Dio del bene e di un Dio del male (Zoroastrismo) o al dolore come elemento costitutivo dell’esistenza umana (Buddismo e Taoismo). Per il Confucianesimo, il male nasce  dalla materia, mentre l’Islamismo fa risalire l’origine del male alla ribellione di Sanata e fonda la distinzione tra bene e male sulla legge rivelata (Corano) e sull’obbedienza a Dio. A sua volta, l’Ebraismo attribuisce la radice del male ad una caduta primitiva. Il Cristianesimo infine fa perno sul peccato originale e sulla redenzione”.
 
    Filosofi e scrittori, che cosa pensano?
   “ Il pensiero antico, già con Omero, Esiodo e Sofocle, rivela una coscienza molto intensa dell’angosciosa presenza del male nel mondo. L’idea del male come antitesi del bene e dell’essere, ossia come non-essere in filosofia si trova a partire dalla concezione stoica, la quale asserisce che il male non esiste in sé in quanto è privazione del bene. Per Socrate, il male è ignoranza, assenza cioè di principi etici, mentre il bene è conoscenza, cultura, sapienza. Platone, Aristotele e sant’Agostino considerano il male metafisico come una “privazione” di essere, come il “non-essere”. Il male è una proprietà congenita della natura umana, sintomo di un uso disordinato del libero arbitrio. Il male – precisa sant’Agostino – è punizione di una colpa, di una trasgressione. Questa teoria ha influenzato tutta la filosofia cristiana”.


   Qual è l’approccio degli autori moderni e contemporanei?
    “Nella filosofia moderna, il male è inteso come imperfezione, “disvalore”, in opposizione ai sistemi normativi ed assiologici. L’uomo è “cattivo per natura” (Hegel), mentre il bene è lo scopo ultimo del mondo, in quanto libertà realizzata. E’ un  male “radicale” visto come “impurità” della nostra coscienza morale e come “un’inclinazione naturale, innata, dell’essere umano” (Kant).
    Una delle opere fondamentali del pensiero contemporaneo è “Al di là del bene e del male” di Nietzsche, un autore che per tutta la vita fu tormentato dal problema del male. Il dolore - egli dice – “ci scava nel profondo e ci costringe a discendere nelle nostre profondità”. La sua concezione si pone come “negazione totale del pensiero occidentale e dei grandi valori della cultura, come la verità, il progresso, la scienza e la religione per la loro mancanza di fondamento e per la loro natura di “mera finzione”.
   L’umanità, per il filosofo tedesco, percepisce un “senso di vuoto” davanti alla scoperta che il mondo è un “caos irrazionale”. “Dio è morto. E noi – dichiara – l’abbiamo ucciso”. Dalla miseria del dolore e del male e dalla disperazione del nichilismo nasce il bisogno dell’affermazione di “un uomo veramente uomo”, un “uomo nuovo” proiettato verso “altezze future” e “possibilità eterne” con  “nuove tabelle di valori” e una “religione nuova, una religione delle anime più libere, più alte, più liete”.
   La “morte di Dio” di Nietzsche in realtà è la manifestazione di un’ansia religiosa, l’aspirazione dell’essere umano a imprimere nella sua esistenza l’immagine dell’eternità, lo splendore di un più alto modello di uomo e la creazione di un nuovo sistema valoriale.
 
   Il male – il dolore – come limitazione dell’essere e dell’esserci, e come tragicità della condizione umana  è presente anche nelle opere di Schopenhauer, Jaspers e Heidegger. Nelle pagine di questi autori, la vita è intesa come un eterno soffrire, come miseria e afflizione. “Noi ci illudiamo continuamente – scrive Schopenhauer – che l’oggetto voluto possa porre fine alla nostra volontà. Invece, l’oggetto voluto assume, appena conseguito, un’altra forma e sotto di essa si ripresenta. Esso è il vero demonio. Ogni soddisfacimento genera un nuovo desiderio”. E’ un incubo, è ossessiva coazione a ripetere, è nevrosi individuale e nevrosi cosmica.

   Venendo alla nostra epoca, c’è da dire –commenta Brunetti- che molti autori esprimono il profondo bisogno di “una rinnovata filosofia dei valori”. La filosofia, nata con Socrate per tradurre in conoscenza l’esperienza dei valori, ha dato – afferma Roberta De Monticelli nel suo libro “Al di qua del bene e del male” (Einaudi) – “le dimissioni da questo suo compito”. Un ragionamento che richiama “La banalità del male”, un libro scritto da H. Arendt, nel quale la malvagità dell’uomo è considerata come espressione della “spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male”. Il male come “banalità” sta ad indicare l’aspetto di “inconsapevolezza” non del “fatto”, ma del “valore negativo” che i responsabili di mali estremi hanno delle loro azioni. Mostrando in tal modo una condizione di “cecità morale”.

   Quali le altre  cause?
   “ Dunque, Unde malum? Sono  variegate, molteplici e complesse le origini del male. D’accordo con autorevoli studiosi, riteniamo -spiega Brunetti-  che le cause di questo male dilagante risiedano nell’appiattimento dei valori, che sono la vera essenza della vita mentale umana  e nel cedimento della nostra coscienza.
   Oggi, siamo entrati nella contorta e difficile età dell’insicurezza e dell’incertezza, dove affiora il disincanto  della ragione, assieme allo scetticismo  assiologico e al senso di un fallimento esistenziale. L’asfissia della ragione rischia di soffocare l’umanità. La società postmoderna  è una società “liquida”, come la definisce Bauman. Si sono “liquefatti” i valori, i legami affettivi familiari, interpersonali, sociali e le istituzioni normative. Emergono la “latitanza e la irrilevanza” del pensiero filosofico di matrice umanistica e illuministica, insieme con il sogno di una Europa generatrice di civiltà e umanità. L’erosione dell’idealità riguarda i comportamenti di tutti, comprende l’etica personale insieme con l’etica pubblica.
   Una società che non è come dovrebbe essere non è un “bene” e una società che è come non dovrebbe essere è un “male”. E’ il volto di un “mondo piatto” caratterizzato da una condizione di atrofia e indifferenza al male, la quale finisce per colpire i principi ideali e i valori propugnati da tanti pensatori a partire da Socrate. E’ uno stato d’animo collettivo susseguente  a una “perdita di fiducia” nel futuro di questa civiltà. E’ sfiducia nelle istituzioni, dalle scuole all’Università, agli ospedali e via via in tutti i livelli dell’organizzazione politica.
   “Se le classi dirigenti, in particolare quelle politiche, del nostro Paese – scrive De Monticelli – paiono tanto mediocri, tanto incapaci di sollevare questioni di fini o veri progetti di società, tanto disperatamente privi di una visione del futuro, così miserabilmente abituati a vivere alla giornata e attendere al proprio particolare, a raccattare consensi in cambio di favori e a governarci con il ricatto continuo dell’emergenza, una parte di colpa non sarà la nostra di educatori? Di cattivi educatori, che hanno tradito Socrate, avviando un processo di auto disfacimento della libertà interiore, di decostruzione dell’etica, di nichilismo assiologico e agnosticismo”.

    Qual è il contributo delle neuroscienze?
   “ Le scoperte delle neuroscienze -dichiara Brunetti- hanno confermato queste ipotesi, dimostrando che il cervello è una combinazione di bene e male, amore e odio, eros e thanatos.  La parte più antica del cervello è il luogo dell’aggressività e della violenza, la sede degli istinti ancestrali e più profondi dell’essere umano.
    Bene e male sono dunque profondamente radicati nel cervello, in particolare nell’area sinistra, hanno una solida base biologica, innata, e si sono evoluti durante milioni di anni. Bene e male sono valori fissati nel nostro cervello, che sono esistiti fin dall’inizio dei tempi e derivano da modi di agire e di sentire già presenti in altri mammiferi. 
   In particolare, il male si fonda su un solido insieme di impulsi cerebrali istintivi, una tendenza “amplificata” dall’ambiente socio-culturale. Anche il bene può essere ricondotto a una tendenza istintiva influenzata dai neuroni specchio, dalla dopamina, dagli oppioidi e dall’ossitocina.  Altre ricerche indicano che volere e fare il bene a qualcuno è un comportamento che attiva aree del cervello associate a gratificazione e benessere. Il fare bene fa sentir bene”.
  

    Come concludere, professor Brunetti?
    “La natura del male, sia male fisico, sia male morale, sia male metafisico, è da sempre   un mistero. Un enigma in verità che è “familiare” a ciascuno, poiché nel corso della nostra vita noi tutti ne facciamo triste esperienza. L’essere umano desidera il bene, ma è attratto dal male..
   Sono le neuroscienze, come abbiamo notato, che stanno appena cominciando ad esplorare i meccanismi neurali e cerebrali delle emozioni e dei sentimenti che sono alla base dei nostri comportamenti.

    Occorre lavorare in questa direzione, produrre conoscenza e coscienza e sperare nel risveglio della ragione per entrare in un nuovo Zeitgeist, nello spirito di un tempo nuovo, riducendo la distanza tra particolarismo ottuso e universalismo astratto”.

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