venerdì 17 agosto 2018

I TESORI DI PALAZZO D'AVALOS: 83 DIPINTI (13 DEL TIZIANO, 4 DI RAFFAELLO, 2 DEL VERONESE, 9 DI GUIDO RENI ECC.) E 58 ELEGANTI ARAZZI

TUTTI VENDUTI ALL'ASTA PER COPRIRE GLI INGENTI DEBITI LASCIATI DA CESARE MICHELANGELO D'AVALOS (1667-1729)
Uno dei dipinti: Venere allo specchio del Tiziano
DA WIKIPEDIA
https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Michelangelo_d%27Avalos
Il ruolo di mecenate e collezionista[modifica | modifica wikitesto]
Cesare Michelangelo d'Avalos si distinse sia come patrocinatore delle arti sia come persona di vasti interessi culturali, nonostante non avesse ricevuto una educazione formale. Nella propria residenza vastese, Palazzo d'Avalos, egli aveva allestito una biblioteca di ottocentotrenta volumi. La cura di questa biblioteca fu affidata, a partire dal 1720, all'illustre letterato Alessandro Pompeo Berti.

Sempre nel palazzo di Vasto era ospitata una ricca collezione di opere d'arte, ereditate o acquistate. Tali opere sarebbero state inventariate una prima volta il 19 luglio 1706, quando a Vienna, venne compilato l'Inventario delle robbe che sono nelli appartamenti di S.Altezza. Un nuovo inventario venne stilato il 13 ottobre 1736, alcuni anni dopo la morte del d'Avalos, in seguito al sequestro dei beni feudali che questi lasciava per la necessità di coprirne gli enormi debiti. L'inventario annovera 83 dipinti, di cui tredici del Tiziano (tra cui la superba Venere allo specchio), quattro di Raffaello, tre di Rubens, due di Paolo Veronese, nove di Guido Reni, nove di Luca Giordano, quattro di Annibale Carracci, 4 di Federico Barocci, tre dello Spagnoletto, quattro di Salvator Rosa, due di Albrecht Dürer, quattro diGiacomo Farelli, quattro di Andrea Vaccaro, cinque di Agostino Tassi, otto di Jacopo Bassano, cinque tele fiamminghe (di artisti imprecisati). A tale elenco vanno aggiunte due splendide maioliche dipinte da Raffaello di 40 centimetri incastonate in filigrana d'argento con piede di oro massiccio e 58 arazzi. Tra questi arazzi vi erano i 7 realizzati in lana, seta e oro, di
pregevole manifattura fiamminga del Cinquecento, donati dall'imperatore Carlo V agli Stati Generali dei Paesi Bassi riuniti a Bruxelles ed in seguito (nel 1571) passati ai d'Avalos, nella persona di Francesco Ferdinando d'Avalos. I modelli di questi arazzi vennero eseguiti su cartoni, oggi conservati al Louvre di Parigi, da Bernard van Orley, celebre pittore e cartonista di arazzi e vetrate. La tessitura avvenne a Bruxelles presso il laboratorio di William Dermoyen probabilmente tra il 1528 ed il 1531. Tale dato è desumibile dalla presenza della sigla del maestro arazziere sul secondo e sul sesto arazzo. Gli arazzi raffigurano episodi salienti della decisiva Battaglia di Pavia del 1525, che vide le truppe imperiali di Carlo V, comandate da Ferrante d'Avalos, prevalere sull'esercito francese di Francesco I.

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