venerdì 26 maggio 2017

Franco Lalli (1898-1955) giornalista, poeta e scrittore italo-americano

di GIUSEPPE CATANIA

Vogliamo rendere omaggio alla memoria di un esponente della nostra terra che seppe onorare, con la sua personalità e con la sua opera, scaturita da multiforme ingegno, il sentimento dell'italianità e della cultura classica in terra straniera.
Franco Lalli (1898-1955), questo generoso figlio della terra d'Abruzzo, scrittore di formazione classica, poeta di dedicata ispirazione, giornalista attento, acuto ed informato, elegante nello stile, anche brillante umorista, di cui si ha vivo ricordo.
La Città di Chieti al suo nome ha intitolato una strada nella seduta dell'8 ottobre
1979, quella che da Piazza Pio X conduce a via Campobasso. Franco Lalli nacque a Liscia (Chieti) nel 1898 e giovanissimo si trasferì in America per intraprendere una intensa attività giornalistica, tanto da conquistarsi fama e
notorietà, perché era apprezzata la sua onestà e la sua bontà di animo.

Fece parte della Redazione del "Carroccio" di Agostino De Biasi e successivamente del "Corriere d'America".

Nel 1925 era direttore del settimanale "La Gerla" dei fratelli tipografi Cocce. Due anni dopo fondò il periodico "Maschere" e l'anno successivo "Vita".

Nel 1934 fece parte del corpo redazionale de "L'Americolo" di Fiorello La Guardia (all’epoca sindaco di New York) e poi de "La Settimana".

Negli anni successivi, dopo essersi trasferito a Providence, divenne direttore de "l'Eco" e poi di "Panorama" e nel 1942, ritornato a New York, entrò a far parte del periodico "Divagando" fino al 1952,e, quindi, passò in Televisione nei programmi La Rosa.

Alle riviste e ai giornali, come direttore e collaboratore, seppe dare l'acutezza del suo ingegno e la innata passionale vocazione per il giornalismo attivo, fatto di slancio e dedicazione fino allo spasimo di chi è cosciente di saper operare in funzione di una missione formatrice delle coscienze volta alla elevazione della cultura e della promozione umana.

Ma Franco Lalli fu anche uno scrittore di ampia letteratura e di eleganza stilistica, legati agli schemi del classicismo.

Scrisse "La Fontana nascosta" (Vita di San Francesco), "Madre Cabrini" la prima Santa d'America; "Lucciole" (Fireflies raccolta di liriche in lingua inglese); "La strada della gioia" in collaborazione con Navazio.

Nell'aprile 1955 pubblicò il primo numero de "II Milione", una elegante rassegna di avvenimenti dell'epoca, che, però, dovette cessare per la improvvisa morte, avvenuta a novembre dì quell'anno.

"Amò tenacemente l'Italia, più nei giorni di sventura che nei giorni di gloria. Venerò Roma, sede della religione di Cristo, centro d'incomparabili bellezze artistiche e memorie storiche. Roma, che ritenne sempre quale fonte dei più alti ideali umani, quale unica ispiratrice di fratellanza universale”, così scriveva Vittorio De Fiori nel numero di novembre 1955 di Italo-American- Monthly Bilingual Review- New York. “Franco Lalli è passato come una meteora che segna una traiettoria luminosa nel firmamento delle lettere e sparisce. Ma egli lascia una traccia inconfondibile: la sua bella opera di prosa e di poesia, e con essa il ricordo del collega perennemente affabile, con quel profilo dantesco e sorriso mefistofelico, un po' scettico e un po' bonario indulgente sempre".

Di Franco Lalli la Casa Editrice Vallecchi di Firenze ha stampato uno dei suoi ultimi volumi: "L'immortale canaglia",  mentre una editrice milanese ha "pubblicato "L'albero di pesco", una raccolta di nuove poesie, ed uno studio su New York.

Una breve ma intensa esistenza vissuta e dedicata all'arte e alla cultura, con sentimento di nobiltà, di naturale trasporto per l'esaltazione del gusto per il bello, per l'estetica, all'insegna dell'amore patrio di chi che prova il nostalgico sogno di sublimi effetti, resi più spasimanti dalla lontananza. Mirabile esempio per le nostre generazioni per considerare quanto memorabile sia stata l'esistenza di Franco Lalli perché se ne potesse mettere da parte l'impronta dell'uomo partecipe della nostra civiltà.

E' auspicabile che la città di Liscia, terra natale di Franco Lalli, voglia dedicare una via a questo esponente dell'antica e nobile famiglia che tanto decoro e prestigio ha arrecato all'Abruzzo e all'Italia in terra straniera.

Giuseppe Catania 




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