domenica 8 settembre 2019

Quando la vendemmia era una festa


Alla raccolta del grano seguivano la vendemmia e la raccolta delle olive che erano lavori piacevoli. A queste attività partecipavano tutti, anche i vecchi e i bambini.Dall'alba al tramonto, nel periodo della vendemmia, le contrade e i campi si riempivano di canti, di un vociare festoso di grida e incitamenti: alcuni staccavano i grappoli dalle viti e li deponevano nei cesti e poi nelle bigonce, altri caricavano sulle bestie quei recipienti in legno pieni d'uva e facevano la spola dalla vigna alle case dove si pigiava l'uva, nel passato anche
con i piedi.Nelle cantine c'erano gli uomini più giovani e robusti a stringere i torchi per spremere il frutto fino all'ultima goccia di mosto, che continuamente e lentamente riempiva le botti.Per dare colore al vino si faceva stare nei tini o nelle botti stesse, per più tempo, il mosto con le bucce d'uva. Ai più vecchi era riservato il compito di alimentare la "fornacella" sulla quale c'era un grosso caldaio di rame dove il mosto veniva fatto bollire per fare il "vino cotto", una specie di Porto o Vinsanto o Zibibbo, con la differenza che questi vini si ricavano ancora oggi dalla spremitura di uva passa (appassita), mentre il vino cotto era il risultato della fermentazione del mosto concentrato per effetto dell'essiccazione durante la bollitura.Durante la vendemmia si mangiava una volta al giorno perchè si piluccava continuamente e quindi l'appetito veniva meno. L'altro pasto si consumava la sera a casa.Dopo cena, mentre le donne rassettavano e preparavano la colazione per il giorno dopo, gli uomini tornavano in cantina per finire di sistemare il mosto nelle botti, controllarne il grado zuccherino, togliere le vinacce dai torchi, pulire, preparare gli attrezzi per il giorno dopo.
Da http://www.museoetnograficobomba.it/cantina.htm

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