venerdì 26 gennaio 2018

Il 30 gennaio 1979 moriva il sen. Spataro: il ricordo di Lucio Ritucci


IN OCCASIONE DEL RICORRENZA DELLA MORTE DEL SENATORE GIUSEPPE SPATARO RIPUBBLICHIAMO UNA NOTA DI LUCIO RITUCCI EX ASSESSORE DC, APPARSA SU NOIVASTESI NEL 2010
Perchè voglio ricordare don Peppino Spataro
LUCIO RITUCCI

di Lucio Basso Ritucci


Dall’età di sei anni ho conosciuto Don Peppino Spataro attraverso i racconti di mio padre. All’età di 14 anni mi sono iscritto per la prima volta alla Democrazia Cristiana - Sezione Giuseppe Spataro. La mia vita politica di democratico cristiano ha avuto sempre come riferimento Don Peppino. Nel periodo universitario a L’Aquila, nel Movimento studentesco ho continuato a portare avanti quell’esempio. Altrettanto ho fatto da Consigliere comunale ed Assessore. Ho partecipato a Roma al suo funerale in rappresentanza dell’Amministrazione comunale. Mi sono adoperato insieme al Sindaco di allora alla realizzazione del suo busto, realizzato dall’artista Mario Pachioli di Vasto, sito in

Piazza del Popolo (VEDI FOTO inaugurazione)
Negli anni successivi ho sempre portato avanti come politico il suo pensiero.

“Spataro
SEN.  GIUSEPPE SPATARO
è stato maestro di vita e d’impegno di vita, almeno per generazioni di abruzzesi e di italiani”, “silente interprete, protagonista schivo ma fondamentale dei grandi eventi, delle enormi trasformazioni civili, morali, economiche, sociali, politiche che hanno caratterizzato la storia del Paese”. “Ma questo farsi da parte, non mettersi sotto i riflettori probabilmente, anzi certamente, è dato dal fatto che don Peppino il suo apporto ha sempre inteso fornirlo alla sua, alla nostra maniera, alla maniera abruzzese, una maniera fatta di operosità silenziosa senza ostentazioni, oscura, ma continua, fedele, incessante, concreta, più di fatti che di parole, perché ognuno di noi sente che è doveroso dare: è un dare che non pretende remunerazioni”. (Dal discorso commemorativo di Remo Gaspari).[…]

Troppo poco, a mio giudizio, è stato fatto finora perché la sua azione, la sua opera fossero portate alla luce. (..) La ricorrenza dei trentuno anni dalla sua morte poteva offrire l’opportunità per il rilancio, per la riscoperta di questa personalità (e per molti giovani potrebbe essere una sorpresa), che seppure non ebbe l’aureola e l’alone dei grandi capi carismatici del PPI e della DC, rappresentò e rappresenta uno degli interpreti più efficaci, una delle anima più nobili del movimento cattolico di oltre mezzo secolo. (…)

Mi sembra giusto così opportuno concludere ricordando il suo messaggio (quasi un testamento) nel sessantesimo anniversario del Partito Popolare. “Solamente nella Democrazia Cristiana coesistono libertà, giustizia, ordine - libertà ed è tale solo quando può essere esercitata dall’ultimo dei cittadini. Giustizia che deve ridistribuire dei rapporti, equamente, attraverso una revisione dei rapporti, tra tutti i cittadini; la ricchezza del Paese, che tutti concorrono a crescere, dall’operaio al dirigente. Autorità che significa distinzione di responsabilità a differenti livelli e che è, in una società realmente democratica, più un onere che un onore. Ordine che non significa solo ordine pubblico, che in apparenza e provvisoriamente potrebbe essere realizzato da un regime di forza, ma che vuol dire partecipazione di ognuno, nel proprio giusto ruolo, verso l’obiettivo di un’armoniosa crescita della Società”.

Lucio Basso Rituccci
ex Assessore DC al Comune di Vasto

1 commento:

giusfra.poll ha detto...

Caro Lucio Basso Ritucci (e mi rivolgo anche ad altri, compreso me stesso), se i Valori in cui abbiamo un po' tutti creduto e dunque condiviso, al tempo e dopo il tempo di Peppino Spataro, e se le parole hanno ancora oggi lo stesso significato di allora, non si capisce come molti "democratici cristiani" abbiano ritenuto possibile non solo crederci ancora, ma ritenerli fondanti e guida della propria azione politica, confluendo nel detto "fritto-misto" di forze che non a caso si sono a lungo contrapposte. Che sia stato possibile è un fatto, che sia stato propositivo e fecondo appare sempre più non vero, se non fallimentare, e allora diciamo che se ricordiamo giustamente il personaggio Spataro per la sua azione (in virtù dei valori professati) per lo sviluppo della società e del territorio di provenienza e di rappresentatività in particolare, dovremmo farlo non travisando, o non adattando alle nostre convenienze partitiche dell'oggi, i valori in cui lui ha creduto e che oggi commemoriamo e celebriamo assieme alla persona.
Altrimenti è rito inutile, fuoco fatuo e non lume di speranza.